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Petrolio sulle spiagge in Brasile: a rischio le tartarughe

Petrolio sulle spiagge in Brasile: a rischio le tartarughe

Fonte immagine: Unsplash

La fuoriuscita di petrolio sulle spiagge del Brasile sta minacciando la sopravvivenza delle tartarughe, in particolare dei nidi e delle uova.

La misteriosa fuoriuscita di petrolio che di recente ha colpito il Brasile – ricoprendo chilometri di spiagge di fitte chiazze scure – sta mettendo a rischio la sopravvivenza di numerosi animali, in particolare le tartarughe. È quanto confermano diversi biologi locali, accorsi numerosi sui luoghi della contaminazione per trarre in salvo quanti più esemplari possibili: una vera e propria corsa contro il tempo, dagli esiti assai incerti.

Più di 1.200 miglia delle coste brasiliane sono oggi ricoperte di petrolio, la cui origine non è ancora stata chiarificata. Il governo Bolsonaro ha accusato dapprima il Venezuela, sebbene l’ipotesi non trovi oggi una conferma diretta. Mentre la politica discute, le associazioni ambientaliste di tutto il Paese si sono messe in moto, così come i biologi locali. In particolare, l’Università Rio Grande do Norte ha inviato sui luoghi dello sversamento i suoi esperti, appartenenti al Projeto Cetáceos dello stesso ateneo.

Solo lo scorso 14 ottobre, sulle spiagge più inquinate sono state trovate ben 24 tartarughe ricoperte di petrolio. I biologi le hanno immediatamente recuperate e ripulite dalla sostanza tossica, per poi somministrare del carbone attivo per assorbire eventuali quantità ingerite. Oltre al salvataggio delle tartarughe adulte, però, sorge il problema della protezione dei nidi. Sulle coste di Sergipe e Bahia, ad esempio, si trovano annualmente più di 800.000 nidi di tartaruga: se le uova dovessero schiudersi in questi giorni, i piccoli si ritroverebbero immersi nel petrolio, impossibilitati a raggiungere il mare aperto e destinati a morte certa. Non è però possibile recuperare le piccole tartarughe e portarle direttamente nelle acque dell’oceano: hanno bisogno di memorizzare il percorso, per tornare a depositare le uova da adulte, così come ha spiegato Cesar Coelho, direttore della sostenibilità per Projecto Tamar:

Rilasciare le tartarughe in mare aperto non è una pratica raccomandata. I piccoli devono effettuare la camminata dal nido all’oceano. È un imprint, permette loro – 20 o 30 anni dopo – di tornare da adulti alla stessa spiaggia per deporre le uova. Prendendole e trasportandole nell’oceano, non possiamo sapere quali potrebbero essere le conseguenze.

Nel frattempo, le autorità hanno confermato che la composizione organica del petrolio risulta differente da quella di Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale, tuttavia in mare aperto non sono state trovate chiazze o navi in panne, di conseguenza la provenienza dell’inquinante rimane tutt’oggi un mistero. Così ha spiegato il Presidente Bolsonaro:

Più di 140 navi sono passate in questa regione. Può essere un atto criminale, uno sversamento accidentale. Può anche trattarsi di una nave affondata. Al momento è molto complesso.

Fonte: PRI

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