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PETA contro il dizionario online: è specista con gli animali

PETA contro il dizionario online: è specista con gli animali

Fonte immagine: Pixabay

Peta chiede a un famoso dizionario online di modificare la definizione di animale, poiché quella presente risulterebbe specista e suprematista.

È una campagna insolita, quella lanciata da PETA negli Stati Uniti contro un famoso dizionario online. Secondo quanto riportato da Newsweek, infatti, l’organizzazione ritiene che la definizione di “animale” presente su Dictionary.com non sia corretta, poiché specista. I gestori del famoso portale non hanno al momento risposto alle richieste di PETA, tuttavia la questione è sbarcata sui social network, tra sostenitori e oppositori alla proposta.

Così come riporta la testata statunitense, PETA ha inoltrato una lettera a Elizabeth McMillian, CEO di Dictionary.com, chiedendo l’immediata modifica alla definizione di “animale” presente sulla piattaforma. Cercando il termine, Dictionary.com propone diverse spiegazioni: secondo l’organizzazione animalista, il dizionario non fornirebbe un significato corretto per la parola, dimostrandosi specista e suprematista.

Al momento, la prima definizione di “animale” comincia con “ogni membro del regno Animalia”. Ma la seconda sottolinea in modo errato: “Tutto ciò che vive oltre all’essere umano”. Questa distinzione implica che gli umani non siano parte del regno animale, sebbene lo siano. […] Potreste essere d’aiuto nel fermare la dannosa attitudine suprematista e garantire agli animali il rispetto che meritano, semplicemente modificando la definizione di “animale”, ricordando ai lettori che anche gli uomini sono degli animali.

Ancora, PETA si oppone all’uso di caratteristiche negativamente associate agli animali per definire i comportamenti umani:

La quinta definizione, “una persona inumana, brutale o una persona bestiale” è parzialmente giusta, poiché gli animali sono anch’essi persone, ma è una definizione dispregiativa poiché a “bruta” e “bestia” viene attribuita una connotazione negativa.

L’intero contenuto della missiva è disponibile sulle pagine di Newsweek, con altri appunti rivolti dall’organizzazione al portale online, tra cui l’uso di “thing” – ovvero “cosa” – per definire gli animali. Così come già accennato, al momento Dictionary.com non ha risposto alle richieste di PETA, mentre la palla è passata ai social network. Le opinioni si stanno assestando su due estremi opposti, tra chi supporta la richiesta dell’organizzazione e chi, invece, ritiene una simile azione forse un’esagerazione.

Fonte: Newsweek

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