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Pendolaria 2018: più passeggeri su treni e metro ma cresce il divario tra Nord e Sud

Pendolaria 2018: più passeggeri su treni e metro ma cresce il divario tra Nord e Sud

Fonte immagine: Pixabay

Per Legambiente va potenziato il trasporto ferroviario pubblico con nuove risorse finanziarie, in calo dal 2009.

Aumenta il numero degli italiani che ogni giorno scelgono treni regionali e metropolitane per spostarsi: sono 5,6 milioni. Crescono però i divari tra Regioni e non ci sono i soldi per le infrastrutture necessarie al miglioramento del servizio.

È la sintesi del rapporto “Pendolaria 2018” presentato da Legambiente che fotografa la situazione del trasporto ferroviario italiano. Il numero dei passeggeri totali è in aumento rispetto al 2012 con 2 milioni e 874 mila persone che scelgono per i propri spostamenti quotidiani il servizio ferroviario regionale, e 2 milioni e 716 mila quelli che, nelle 7 città italiane dove è disponibile, scelgono la metro.

Ma è un rapporto in chiaro scuro, che mostra pienamente le contraddizioni italiane quando si tratta modernizzare il settore dei trasporti. Se infatti aumentano le persone che scelgono di lasciare la propria macchina a casa, in Italia sono in diminuzione i chilometri che in media vengono messi a disposizione delle linee pubbliche. Una schizofrenia alimentata dal divario Nord – Sud.

Tra Firenze e Bologna, per esempio, l’offerta di treni non ha paragoni al mondo: ce ne sono 162 che arrivano a toccare i 300 km/h. Sulla tratta Roma-Lido di Ostia e la Circumvesuviana, invece, si viaggia ancora su vecchie carrozze alimentate a diesel e, per via dei tagli al servizio, sono quasi 60 mila le persone ad aver rinunciato al servizio.

Tagli di risorse che iniziano su piano nazionale nel 2009, e che negli ultimi 10 anni hanno visto un calo di investimenti del 20,4%, nonostante i passeggeri crescessero del 6,8%.

Sui numeri emersi dallo studio è arrivato il commento di Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente:

“Sono tanti i segnali positivi dalle città e dalle Regioni che mostrano una disponibilità delle persone a usare treni e trasporto pubblico locale, confermata da tutte le indagini. Ma sono troppe le Regioni in cui, al contrario, è stato ridotto il numero dei treni, sono diminuiti anche i pendolari che ne usufruiscono e sono stati costretti a usare i mezzi privati. Se si vuole davvero migliorare la situazione per i pendolari, gli ambiti di intervento sono quattro: aumentare le risorse, coordinare e controllare quanto avviene sulla rete, cambiare le priorità infrastrutturali e fermare il taglio delle cosiddette linee secondarie. Si fa un gran parlare di Tav, ma il rischio è che come nelle precedenti legislature vadano avanti solo le autostrade, mentre le opere che servono ai pendolari rimangono ferme, rinviate e incompiute”.

Trasporto ferroviario: Italia spaccata a metà

In nove Regioni e due Province autonome i passeggeri sono aumentati, in 10 Regioni sono diminuiti. Al nord sempre più persone scelgono quotidianamente il treno: solo in Lombardia sono 750 mila, mentre dal 2001 i passeggeri in Alto Adige sono triplicati e in Emilia Romagna raddoppiati. Bene anche la Puglia che segna un più 60 mila dal 2001. Male invece il Piemonte: a causa di diverse linee soppresse i passeggeri sono calati del 4,4%.

Malissimo alcune parti del Sud, dove i drammatici numeri siciliani ne sono l’emblema: dal 2009 si è passati da circa 50 mila viaggiatori a poco più di 37 mila (la Regione conta 5 milioni di abitanti). Non se la cava granché neppure la Campania: da circa 413 mila viaggiatori a 308 mila.

In chiusura del suo lavoro, Legambiente avanza tre proposte volte al rilancio del servizio su scala nazionale:

  • va potenziato il servizio ferroviario regionale con almeno 500 milioni di euro all’anno per il trasporto pubblico locale, per migliorare l’offerta al sud di Intercity e Frecce;
  • bisogna rilanciare gli investimenti infrastrutturali, soprattutto al sud e nelle città, con 2 miliardi di euro all’anno per la costruzione di nuove linee dedicate a metropolitane e tram;
  • con ulteriori 600 milioni di euro vanno acquistati nuovi treni per il rinnovo del parco regionale circolante.

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