Pelle cruelty-free, 10 milioni per produrla

Pelle cruelty-free, 10 milioni per produrla

Allo studio negli Stati Uniti la pelle cruelty-free, un tessuto prodotto dalla crescita in vitro di cellule animali e non derivante dall'uccisione di capi.

La sempre più diffusa consapevolezza dei diritti degli animali non è riuscita ancora a scalfire uno dei baluardi del consumo, quella dei prodotti in pelle. Giacche, scarpe, borse, cinture e altri accessori: gli abiti in pelle e cuoio rimangono tutt’oggi diffusissimi e gettonati, in barba alla sofferenza animale che comporta produrli. Una startup di Brooklyn, tuttavia, è riuscita a raccogliere 10 milioni di dollari per la realizzazione di una versione del tessuto completamente cruelty free.

Si chiama Modern Meadow e, da qualche anno, si occupa di biomateriali e realizzazione di tessuti in vitro. Grazie a investimenti pari a 10 milioni di dollari, l’azienda sintetizzerà in laboratorio un tipo di pelle che non deriva dall’uccisione di animali, bensì da un complesso processo di “biofabbricazione”. In altre parole, le cellule epiteliali verranno fatte crescere in laboratorio, il tutto per coprire un fabbisogno su larga scala. Così spiega il CEO Andras Forgacs:

Con l’industria dell’allevamento ormai la più grande consumatrice di terreno e acqua, nonché principale responsabile del cambiamento climatico, è tempo di inseguire delle alternative migliori. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare nuovi materiali in pelle con vantaggi per il design, la performance, la sostenibilità e i diritti degli animali. Nel lungo periodo, svilupperemo anche prodotti derivanti dalla carne che siano più salutari, sicuri e che non richiedano l’uccisione di animali o provochino danni all’ambiente.

Da sempre bandita nelle filosofie vegetariane e vegane, la pelle vede un impatto praticamente pari a quello della carne sia in termini di esemplari uccisi che di emissioni di anidride carbonica e altre sostanze in atmosfera. Inoltre, gli allevamenti sono una delle principali cause della deforestazione a livello mondiale, in particolare in Amazzonia, dove i boschi vengono rasi al suolo per lasciar spazio ai pascoli. In un report del 2006 delle Nazioni Unite, è emerso come la produzione di carne e altri derivati animali sia responsabile dell’emissione dal 14 al 22% di tutti i gas serra – 36 miliardi di tonnellate – generati ogni anno dalle attività umane.

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