Pechino: auto sotto terra per ridurre la CO2

Pechino: auto sotto terra per ridurre la CO2

Se il traffico è un problema che affligge la nostra capitale, tanto da mettere in pericolo persino i marmi del Colosseo, Pechino con i suoi 25 milioni di abitanti è messa anche peggio. Alle tonnellate di smog che avvelenano ogni giorno l’aria e i polmoni dei pechinesi si sommano prospettive demografiche ambientalmente disastrose: la metropoli […]

Se il traffico è un problema che affligge la nostra capitale, tanto da mettere in pericolo persino i marmi del Colosseo, Pechino con i suoi 25 milioni di abitanti è messa anche peggio. Alle tonnellate di smog che avvelenano ogni giorno l’aria e i polmoni dei pechinesi si sommano prospettive demografiche ambientalmente disastrose: la metropoli Pechino potrebbe sfondare i 90 milioni di abitanti verso il 2020. Proprio per questo il sindaco della città Guo Jinlong ha annunciato un piano anti-smog che sa di fantascientifico.

Il progetto prevede la costruzione di un’enorme rete di tunnel sotto la città dentro cui sarà riversato tutto il traffico urbano. In pratica, potranno circolare in superficie soltanto i mezzi a 0 emissioni. Centri commerciali e vari servizi saranno resi disponibili negli stessi sotterranei. e a chi ha argomentato sulla tragedia di perdere il contatto con il mondo esterno, è stato risposto:

«Avremo shopping center sotterranei dove sarà possibile fare acquisti senza uscire dall’auto fermandosi per pagare a caselli simili a quelli delle autostrade. I metrò arriveranno dentro aree-ufficio geotermiche, complete di negozi, ristoranti, banche, asili e palestre. Non vedere la luce del sole durante spostamenti e orario di lavoro sarà compensato dal tempo risparmiato, che potrà essere speso all’aperto e in un’aria pulita»

In pratica, la superficie diverrà luogo di residenza e passatempi, mentre gran parte della vita produttiva della città si trasferirà nei sotterranei.

I cinesi non sono soliti far “promesse” di progetti faraonici e poi non mantenerle, ma, ad ogni modo, stavolta restiamo un po’ perplessi e dubbiosi. Questa “rivoluzione verde”, come qualcuno l’ha chiamata, avrà bisogno di cantieri immensi e miliardi di investimenti. Staremo a vedere.

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