Passera punta sul petrolio: con le trivelle 25 mila posti di lavoro

Passera punta sul petrolio: con le trivelle 25 mila posti di lavoro

Il ministro Passera tesse le lodi degli idrocarburi italiani, ma per Legambiente si tratta di un modo per penalizzare le rinnovabili.

Il ministro Passera torna a parlare di idrocarburi e lo fa sostenendo che le attività di ricerca di petrolio, gas e metano potrebbe dare lavoro a 25 mila persone, oltre a ricavare 2,5 miliardi di entrate fiscali e soddisfare il 20% dei consumi energetici nazionali. Non è la prima volta che il titolare dello Sviluppo Economico dichiara il suo feeling con le trivelle, scatenando le ire delle associazioni ambientaliste e del mondo delle rinnovabili.

Dobbiamo adeguare agli standard nazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione, che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi e che è, per molti aspetti, più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee – ha dichiarato Passera a proposito delle trivellazioni nel corso di un’audizione al Senato.

Secondo il ministro, le riserve di gas e petrolio dell’Italia sarebbero “ingenti”, al punto da poter soddisfare circa il 20% dei consumi energetici (rispetto alla quota attuale del 10%). Puntare sugli idrocarburi, inoltre, sarebbe per Passera una scelta vincente anche sul fronte economico e occupazionale.

Muoversi decisamente in questa direzione potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti, con 25mila posti di lavoro stabili e addizionali – ha dichiarato – Oltre a ridurre la nostra bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l’anno, aumentando quindi il PIL di quasi mezzo punto percentuale e il gettito fiscale locale e nazionale di 2,5 miliardi di euro.

Una vera e propria gallina dalle uova d’oro, che però non convince affatto gli ambientalisti, a cominciare da Legambiente. Secondo l’associazione del Cigno, infatti, le parole del ministro Passera testimoniano soltanto la sua volontà di arrestare lo sviluppo delle rinnovabili per puntare sul petrolio.

Il ministro Passera ha svelato le sue carte: frenare con ogni mezzo le rinnovabili per favorire le fonti fossili – ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – Difficile comprenderne la logica ma è evidentemente questo il piano di un ministro che si sta battendo per penalizzare le fonti rinnovabili, additandole come responsabili degli aumenti in bolletta, attraverso limiti annui agli investimenti, burocrazia e riduzione degli incentivi che aumentano le incertezze sulla realizzazione degli impianti, e con limiti perfino per gli impianti casalinghi.

Secondo l’associazione, invece, l’unica strada per ridurre le bollette degli italiani è rappresentata dalle fonti rinnovabili termiche ed elettriche e dall’efficienza energetica. Puntare sul petrolio e sul gas, al contrario, permetterebbe pochi di arricchirsi, ma danneggerebbe il patrimonio ambientale del Paese.

Il Governo dovrebbe dare certezze allo sviluppo di uno scenario energetico sostenibile – aggiunge Cogliati Dezza – cambiando i decreti attraverso il coinvolgimento delle aziende e delle associazioni del settore e presentando, finalmente, i decreti sulle rinnovabili termiche che si attendono ormai dal settembre 2011.

Quanto agli aspetti occupazionali, Legambiente sottolinea che le presunte riserve nazionali di 187 milioni di tonnellate, agli attuali tassi di consumo, sarebbero prosciugate in appena due anni e mezzo e che i 25mila posti di lavoro ipotizzati dal ministro con l’estrazione di idrocarburi, rappresentano solo la metà degli addetti impiegati nel settore delle fonti pulite che rischiano il posto di lavoro a causa dei nuovi decreti sulle rinnovabili.

| Legambiente

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