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Passera: meno incentivi alle rinnovabili e più petrolio per l’Italia

Passera: meno incentivi alle rinnovabili e più petrolio per l’Italia

Corrado Passera attacca le rinnovabili, troppo care per le tasche degli italiani, e rilancia l'ipotesi del petrolio made in Italy.

Qual’è la migliore politica energetica per assicurare un futuro al nostro Paese? In tempi di crisi, questa domanda assume dei torni quasi drammatici. La risposta che viene proposta non è univoca e varia, e di molto, a secondo di chi sia il soggetto a darla. Per il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, la scommessa da fare passa da una lato da una riduzione degli incentivi alle rinnovabili, dall’altro da cospicui investimenti sugli idrocarburi “made in Italy”. Ma andiamo con ordine.

Il peso delle rinnovabili sulle bollette è un tema noto, dovuto alla decisione di non considerare gli incentivi parte del bilancio di Stato (pagandoli con la fiscalità generale). Per il ministro Passera la situazione è giunta al suo limite:

Abbiamo già maturato 9 miliardi di euro all’anno di incentivi da pagare in bolletta per famiglie e imprese. Poiché gli incentivi durano per 15-20 anni, questo ‘debito’ vale tra i 150 e i 200 miliardi.

La soluzione, allora, dovrebbe essere solo una revisione decisa e forte del sistema incentivante. Contemporaneamente, però, Passera individua nuovi settori d’investimento nel gas e nel petrolio:

Forse non tutti sanno che l’Italia ha riserve ingenti sia di gas che di petrolio e una parte importante di queste riserve è attivabile in tempi relativamente rapidi.

Ma queste potenzialità ci sarebbero soltanto a livello teorico. Infatti, per il ministro a frenare il tutto sarebbero le lungaggini burocratiche:

Dobbiamo adeguare agli standard internazionali la normativa di autorizzazione e concessione che chiaramente non e’ oggi adeguata, richiedendo passaggi autorizzativi lunghissimi oltre ad essere per molti aspetti molto più restrittiva di quanto non sia previsto dalle normative europee che, a nostro parere, dovrebbero essere il punto di riferimento: non c’è ragione di andare oltre.

Il nostro timore è che questo “adeguamento” possa portare a sottovalutare l’impatto ambientale di certe opere, oltre i livelli già pericolosamente raggiunti in questi anni – come dimostrano le trivelle vicino alle Tremiti.

Ma non sembrano queste le preoccupazioni principali del Ministro, che giunge ad indicare come obiettivo il riuscire a coprire da fonti interne:

anche il 20% dei consumi rispetto al 10% attuale.

Non proprio un piano energetico votato alla decrescita ed alla riduzione della produzione di CO2. Aspettiamo di vedere come replicheranno le associazioni vicine al mondo delle rinnovabili.

| Agenzia Dire

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