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Pappagallo parlante: quali razze “parlano” e come addestrarlo

Pappagallo parlante: quali razze “parlano” e come addestrarlo

Fonte immagine: Pixabay

Colorati, vivaci, affettuosi e spesso anche parlanti: stiamo parlando dei pappagalli, ecco le razze che parlano e come addestrarle.

Il grande gruppo dei pappagalli può contare sulla presenza di quattro maxi famiglie, diffuse principalmente nelle zone tropicali e subtropicali del Pianeta, ma anche con una discreta presenza nelle aree mediterranee. Le dimensioni variano per questi esemplari, che difficilmente risultano solo stanziali o solo migratori: ciò che li accomuna tutti è la presenza di un becco grosso e molto robusto, dalla linea adunca, ma composto da due parti mobili e da una lingua utile ad aprire il cibo.

Sono uccelli molto intelligenti: infatti condividono il podio con i corvi, perché riescono a risolvere problemi anche complessi e vantano una notevole capacità di apprendimento, pari a quella umana, non solo legata alla socializzazione ma anche alle necessità alimentarsi. Riescono a imitare i suoni, compresa la voce umana, e in alcuni casi ad associare parole e significati creando una frase di senso compiuto. Non tutti i pappagalli sono in grado di farlo: solo alcuni riescono a parlare, ciò nonostante non abbiano le corde vocali ma semplicemente facendo passare l’aria tramite la trachea biforcata. Ecco quali sono le razze considerate “parlanti”.

Pappagalli: le razze “parlanti”

Pappagallo

Di seguito, la lista dei pappagalli in grado di riprodurre la voce umana:

  • Conuro: noto anche come Conuro del Sole, è un pappagallo dal manto davvero coloratissimo che ricorda il calore dell’estate: giallo oro con tocchi di blu e verde. Molto vivace e allegro, è un uccello affettuoso in grado di replicare perfettamente la voce umana: la sua è una longevità invidiabile che può tagliare il traguardo dei 50 anni.
  • Amazzone: poco più grande del cenerino, è un pappagallo molto longevo, tipico della zona sud delle Americhe: è molto affettuoso e dinamico ama giocare e socializzare. Lo caratterizzano un piumaggio colorato e vivace e un attaccamento profondo al proprietario, tanto da risultare geloso e possessivo;
  • Cenerino: a differenza degli altri colleghi, questo pappagallo non possiede un piumaggio coloratissimo ma di una sfumatura davvero intrigante di grigio, che termina in una coda rossa con punte di bianco. Animale originario dell’Africa, vanta un carattere deciso, forte ma anche un attaccamento profondo al proprietario, di cui ripete ogni parola. Non ama le costrizioni: per questo è bene farlo vivere in uno spazio moto vasto, la sua aspettativa di vita può giungere fino ai 60 anni;
  • Calopsite: è considerato il pappagallo parlante più economico, per la sua stazza contenuta e per un’aspettativa di vita limitata ai 20 anni: la colorazione vira verso il bianco con tocchi di giallo ed un ciuffo davvero appariscente. Tipico dell’Australia, è un volatile da branco dall’indole pacifica, curiosa e mai aggressiva, ama socializzare e se stimolato impara giochi e parole.
  • Ara: è un pappagallo tipico delle foreste del Centro e del Sud America: il più noto è l’Ara ararauna, con la tipica colorazione giallo-blu. Fisicamente molto grande e possente, può raggiungere gli 80 centimetri di altezza e i 70 anni di età: vanta un carattere pacifico e sereno, ma anche un’ottima abilità nell’arrampicarsi e nel chiacchierare con il proprietario;
  • Parrocchetto monaco: volatile dal formato ridotto e dal piumaggio verde, con tocchi di blu, vanta ottime capacità di apprendimento: infatti è tra i più diffusi ed acquistati. Dal carattere dolce e affettuoso, è in grado di memorizzare decine di parole, ma anche di dimostrare rumorosamente la sua esuberanza;
  • Cacatua: tipico dell’Oceania, è un pappagallo davvero affascinante: non solo per il piumaggio candido con pochi tocchi di colore e la cresta che sormonta il capo, ma anche per il carattere socievole e desideroso di interagire. È un uccello davvero molto intelligente, che necessita di essere ascoltato e della compagnia dell’amico umano: detesta la solitudine che lo spinge verso la frustrazione e ad infliggersi beccate sul corpo strappandosi il piumaggio.

Come far parlare un pappagallo

Pappagallo

Non esistono lezioni specifiche per educare un pappagallo al dialogo perché, se predisposto, impara semplicemente assimilando e osservando. Per agevolare questo procedimento è bene creare una buona sintonia, offrendogli uno spazio luminoso dove soggiornare e rilassarsi, ma non eccessivamente caldo. Lo stimolo continuo è fonte di interesse per lui, che deve poter interagire e godere della presenza dell’uomo, magari sgranocchiando qualche seme o snack goloso. Perché apprenda è necessario parlare costantemente associando le parole a momenti specifici – ad esempio il “ciao” ad ogni ingresso nella stanza – incentivando il tutto con il rinforzo positivo, ovvero consegnandogli qualche premio alimentare. Piccole e brevi sessioni dove ripetere le parole senza troppo stress, in modo sereno e assumendo diverse intonazioni vocali. L’uccello dovrà divertirsi, intrattenersi senza pressioni, fino a quando deciderà in modo autonomo di replicare il tutto.

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