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Pangolino, la Cina rimuove le squame dalla medicina tradizionale

Pangolino, la Cina rimuove le squame dalla medicina tradizionale

Fonte immagine: GP232 via iStock

La Cina rimuove il pangolino dalla lista dei rimedi ammessi all'interno della medicina tradizionale: un passo in avanti per la protezione della specie.

Le squame di pangolino sono state ufficialmente rimosse dalla lista dei rimedi ammessi per la medicina tradizionale cinese. Dopo il divieto al consumo di carne di cane e gatto, la Cina compie un nuovo passo in avanti per la protezione degli animali. Una svolta che il Paese ha deciso di abbracciare come conseguenza alla pandemia in corso, poiché ormai evidente la relazione tra coronavirus e consumo di animali selvatici o esotici.

Un mercato in espansione

Nonostante rischi l’estinzione, il pangolino è una delle specie più commercializzate sui mercati asiatici. Ogni anno vengono consumati più di 200.000 esemplari, sia per la loro carne che per l’uso delle scaglie all’interno della medicina tradizionale cinese. Decenni di sensibilizzazione sulle sorti di questo animali, e l’imposizione di limitazioni a livello internazionale, non hanno scoraggiato cacciatori di frodo e consumatori sul mercato nero.

I dati potrebbero però essere addirittura più elevati. Considerando tutti gli usi del pangolino nei Paesi asiatici, WildAid ha stimato circa 130 tonnellate di scaglie commercializzate ogni anno, pari a circa 400.000 animali. Questo nonostante le 8 specie di pangolino oggi esistenti siano tutte protette da normative internazionali e almeno quattro siano state inserite nella lista dell’IUCN per gli animali in via di estinzione. La richiesta è così elevata che di recente il pangolino cinese è stato dichiarato funzionalmente estinto: il numero di esemplari disponibili è troppo esiguo per garantire un prosieguo efficace della specie.

La svolta cinese

In questi giorni le autorità cinesi hanno deciso di rimuovere l’animale dalla lista dei rimedi ammessi per la medicina tradizionale. La normativa ha effetto immediato, così come sottolinea Zhou Jinfeng, segretario della China Biodiversity Conservation and Green Developement Foundation:

Sono ottimista. Tutti i nostri sforzi, nel corso di diversi anni, non sono stati vani. […] Ma abbiamo ancora un lungo percorso da compiere. Dobbiamo monitorare l’allevamento in cattività e la ricerca medica, poiché potrebbero condurci a decisioni sbagliate.

Di parere analogo anche Steve Blake, rappresentante di WildAid a Pechino:

Applaudiamo questo annuncio, poiché riconosce la necessità di proteggere i pangolini, ormai in via di estinzione. […] Questo dimostra il rafforzato impegno che la Cina ha preso di recente per proteggere gli animali selvatici.

Fonte: Guardian

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