Gas serra metteranno a rischio la salute di piante e uomo

Gas serra metteranno a rischio la salute di piante e uomo

Uno studio dimostra che se le emissioni di gas serra non si ridurranno, entro il 2050 potremmo avere livelli di ozono pericolosi anche per l'uomo.

Stiamo ancora lottando per la riduzione del “buco dell’ozono” a livello della stratosfera, in corrispondenza delle regioni polari del globo. È recente la notizia data dall’UNEP (United Nations Environment Programme) secondo la quale i livelli di ozono, dopo 35 anni, per la prima volta stanno crescendo. In quello strato infatti l’ozono è fondamentale per trattenere i raggi ultravioletti, nocivi per la nostra salute.

A livello della troposfera, cioè lo strato d’aria in cui viviamo, l’ozono ci è un po’ meno amico, almeno una volta superate certe concentrazioni. Uno nuovo studio realizzato da un team internazionale di ricercatori facente capo alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Sheffield, Regno Unito, guidato dalla dottoressa Maria Val Martin, farebbe temere per il raggiungimento di livelli troppo alti in questo strato di atmosfera, che risulterebbero dannosi per la salute delle piante e oltre certi livelli, anche dell’uomo.

I risultati sono stati pubblicati su “Atmospheric Chemistry and Physics Discussions”. La fase di studio è stata portata avanti combinando i modelli di proiezione relativi ai cambiamenti climatici, alla riduzione delle emissioni e alle variazioni di utilizzo del suolo negli Stati Uniti, portando a dei risultati inaspettati, che desterebbero preoccupazione per la salute del mondo vegetale prima, e per quella dell’uomo poi.

Le analisi hanno considerato due scenari possibili: uno che prevede un picco delle emissioni dei gas a effetto serra nel 2040 e poi un successivo calo, l’altro, più pessimistico, fa i conti con delle emissioni che aumentano indefinitamente fino al 2100. Nel primo caso i modelli hanno calcolato dei livelli di ozono in aumento, che potrebbero risultare dannosi per le specie vegetali, a causa di un’azione a livello di fotosintesi, che crea pigmentazione delle foglie, arresti nella crescita e riduzione dei rendimenti. Ne verrebbero così influenzati i settori agricolo e forestale, e con essi anche molti equilibri ad essi legati.

Nel secondo caso invece, si sono potute osservare concentrazioni puntuali, al di sopra dei livelli di sicurezza per l’uomo. Concentrazioni se di poco superiori ai limiti, creerebbero problemi più o meno temporanei di irritazione agli occhi, al naso, alla gola, all’apparato respiratorio e una forte azione irritante nei confronti delle mucose. La dottoressa Val Martin ha affermato:

La modellazione della qualità dell’aria è molto complessa, perché sono tanti i fattori che devono essere presi in considerazione, su scala sia globale che locale. Il quadro non è uniforme attraverso gli Stati Uniti, con alcune aree che vedono livelli molto più elevati di ozono rispetto ad altri.

Tuttavia, i nostri risultati mostrano che le riduzioni delle emissioni che ci si aspetta di ottenere, non garantiscono la qualità dell’aria, in quanto saranno compensate dagli effetti dei cambiamenti climatici, della variazione d’uso del territorio e da un aumento dei casi di incendio. Questo è un problema che interesserà tutte le parti del mondo, non solo gli Stati Uniti.

I problemi insorgeranno soprattutto d’estate, quando le maggiori emissioni, in particolare di ossidi di azoto, legate alle attività di trasporto e industriale, per reazione chimica provocata dalla luce del sole, daranno origine a molecole di ozono, aumentandone la densità nell’atmosfera.

Tutto ciò va a rafforzare la convinzione che agire per la riduzione delle emissioni, finché la situazione è ancora controllabile, è quanto mai urgente e auspicabile.

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