Ortoressia: cos’è e come riconoscerla

Ortoressia: cos’è e come riconoscerla

Fonte immagine: Deagreez via iStock

L'ortoressia è un disturbo alimentare che porta all'eccessivo controllo dei cibi ingeriti: ecco la definizione della problematica e come riconoscerla.

L’ossessione per mangiare sano può diventare un vero e proprio disturbo: l’ortoressia, infatti, è una delle problematiche alimentari in maggiore crescita negli ultimi anni. Quando il desiderio di nutrirsi con cibi sani e benefici si trasforma in una vera e propria mania, tanto da ridurre progressivamente le proprie fonti alimentari, si rischia non solo di danneggiare l’organismo, ma anche di costringere la mente a un continuo e severo controllo sui propri pasti. Ma cosa è l’ortoressia e, soprattutto, come riconoscerla?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come la definizione di ortoressia sia abbastanza recente, tanto da non rientrare ancora nei disturbi alimentari elencati nel DSM-V. Questo non significa che la problematica non esista, o debba essere ignorata: è quindi sempre necessario, prima di intraprendere qualsiasi passo, affidarsi al proprio medico e al terapeuta. I dettagli di seguito riportati, perciò, hanno un carattere unicamente informativo.

Ortoressia: cosa è?

Alimentazione dietetica

Per ortoressia si intende un disturbo alimentare che si caratterizza con l’eccessivo controllo della propria alimentazione, dalla scelta dei cibi con cui alimentarsi, alle regole dei pasti, fino all’ossessione per le proprietà nutrizionali dei cibi. Sebbene non sia inclusa nel DSM-5, così come già accennato, si tratta di un fenomeno in crescita: secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute, dei 3 milioni di italiani affetti da disturbi alimentari nel 2016, il 15% sarebbe proprio composto da ortoressici.

Il termine deriva dalle parole greche “orthos” e “orexis” – ovvero “corretto” e “appetito” – ed è stato proposto nel 1997 da Steve Bratman per identificare il disturbo, avendone lui stesso sofferto in passato. Prestare attenzione alle caratteristiche nutrizionali dei cibi, preferendo quelli sani e utili per l’organismo, è certamente una misura benvenuta: scegliere una dieta sana, evitando prodotti junk o di scarsa qualità, fa ovviamente bene all’organismo. Tuttavia, quando questa propensione diventa una vera e propria ossessione – tanto da arrivare all’eliminazione di molti cibi essenziali per l’equilibrio psicofisico, per il semplice sospetto possano essere dannosi – si cade in un disturbo le cui conseguenze sono tutt’altro che da sottovalutare. Chi è affetto da ortoressia, ad esempio, spesso soffre di carenze nutrizionali, come quella da vitamina B12, oppure manifesta problematiche digestive e cardiovascolari.

Sebbene a oggi non vi sia un preciso accordo fra gli esperti di psicologia e psichiatria, secondo Bratman alla base dell’eccessiva attenzione per i cibi vi potrebbe essere un sentimento di paura: il timore di non essere in perfetta salute, la preoccupazione di non fare abbastanza per il proprio corpo. In realtà, questo terrore porta a esiti esattamente opposti a quelli sperati.

Ortoressia: quali sono i segnali

Dieta

Riconoscere l’ortoressia non è semplice, poiché il disturbo può variare enormemente da un individuo all’altro, sia nell’intensità che nelle conseguenze che la problematica causa sul corpo e sulla mente. Per questo motivo, è sempre necessario il supporto del medico e del terapeuta, ovvero i soggetti che possono effettivamente identificare l’ortoressia tra altri disturbi alimentari, fra di loro molto simili.

Seppur in forma generica, uno dei principali segnali della presenza di un disturbo ortoressico è la progressiva eliminazione di sempre più cibi, sebbene non ve ne sia una reale necessità. Mentre i pazienti colpiti da intolleranze alimentari sono costretti a restringere o modificare la loro dieta per evitare effetti anche molto gravi, l’ortoressico non ha l’effettivo bisogno di cancellare alcunché dal proprio regime alimentare. Di norma, il disturbo si manifesta con la rinuncia a una specifica categoria di cibi – ad esempio tutti quelli che il soggetto ritiene potenzialmente cancerogeni, anche in assenza di precise conferme scientifiche – per poi estendersi ossessivamente nel tempo a qualsiasi altro alimento considerato dubbio: carni rosse, verdure non biologiche, cibi potenzialmente allergenici e via dicendo. Il caso più comune è quello dell’ortoressico che elimina tutti i prodotti contenenti glutine, anche quando non intollerante o affetto da celiachia, così come il ripudio di tutti i latticini pur non essendo presente una scelta vegana. Il disturbo può arrivare a declinazioni anche molto preoccupanti: c’è chi decide di mangiare unicamente ingredienti di un preciso colore, chi sceglie arbitrariamente di escludere una precisa vitamina o un determinato sale minerale, chi esclude totalmente i dolci dalla propria esistenza e via dicendo.

Il percorso di cura si affronta con l’aiuto di professionisti provenienti da discipline le più variegate, come il nutrizionista e lo psicoterapeuta, e mira a reintrodurre tutti gli ingredienti essenziali riducendo al contempo le paure. Da questo punto di vista, sembra che la terapia cognitivo-comportamentale stia garantendo buoni risultati.

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