Ortica gigante causa dolore perenne: un’agonia che dura mesi

Ortica gigante causa dolore perenne: un’agonia che dura mesi

Fonte immagine: N. Teerink via Wikimedia

L'ortica gigante australiana può causare dolore perenne, prolungato per mesi, tanto da richiedere il ricovero in ospedale: sarà usata per nuovi farmaci.

L’ortica è nota ai più non solo per le sue infinite qualità benefiche per l’organismo, ma anche e soprattutto per il suo potere urticante. La peluria di cui è ricoperta causa infatti prurito e gonfiore a contatto con la pelle, un disagio che fortunatamente si risolve in pochi minuti. Non però per una specie di ortica gigante rinvenuta in Australia, capace di causare dolore perenne. Un’agonia che dura per mesi, che richiede spesso il ricovero prolungato in ospedale. E vi sono anche resoconti di cavalli che, dopo essere entrati in contatto con la pianta, si sono lanciati da burroni disperati per la sofferenza.

L’ortica in questione è la Gympie-Gympie, ovvero la Dendrocnide moroides, conosciuta anche come Ortica Gigante Australiana. La pianta è nota sin dai tempi degli aborigeni per il suo enorme potere urticante: la sola inalazione della peluria può arrivare a far sanguinare le narici, mentre a contatto con la pelle si prova un dolore lancinante. Una sofferenza che, per molti, si è trasformata in mesi di terapia intensiva.

Ortica australiana: i rischi della Gympie-Gympie

La Dendrocnide moroides è diffusa in Australia e in alcune zone delle Filippine e dell’Indonesia. Di recente, i ricercatori dell’Università del Queensland hanno analizzato la peluria che ricopre queste ortiche, scoprendo legami molecolari molto solidi, del tutto simili a quelli del veleno di animali molto pericolosi. Così ha spiegato Irina Vetter, ricercatrice per l’ateneo australiano:

Come altre simili piante, l’ortica gigante è ricoperta da appendici simili ad aghi, chiamati tricomi. Questi sono lunghi circa 5 millimetri e sembrano dei sottili peli, ma in realtà fungono da aghi ipodermici che rilasciano tossine a contatto con la pelle. […] Sebbene la tossina sia vegetale, è simile a quella dei ragni o dei serpenti: si lega in strutture molecolari 3D e attacca i recettori del dolore.

La tossina in questione sarebbe in grado di bloccare il meccanismo naturale che porta alla disattivazione del dolore al termine di un’infezione, una reazione allergica e molto altro ancora. Di conseguenza, i pazienti continuano a percepire grandi sofferenze anche quando l’arrossamento e il gonfiore della pelle è scomparso, per un processo che si prolunga per mesi, a volte anni.

Per quanto spaventosa, questa pianta potrebbe però essere utile a scopo medico. Sfruttando un meccanismo analogo, si potrebbero infatti creare delle strutture molecolari in grado di disattivare i recettori del dolore. Questo permetterà di sviluppare delle nuove classi di antidolorifici e antinfiammatori, con meno effetti collaterali rispetto a quelli oggi esistenti.

Fonte: IFLScience

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