Olio di palma: la classifica WWF per aziende e produttori

Olio di palma: la classifica WWF per aziende e produttori

Il WWF diffonde il rapporto sul consumo e la produzione mondiale di olio di palma.

Il WWF mette in riga le aziende che trattano olio di palma. L’associazione ambientalista ha stilato una speciale classifica di coloro che trattano questo alimento, siano essi produttori o rivenditori. Nel suo “Palm Oil Buyers Scorecard Report 2013” alcuni dati interessanti, ma soprattutto l’invito rivolto ad alcuni “cattivi” a migliorare quanto prima.

Il rapporto WWF sull’impiego e la produzione di olio di palma è stato presentato in Indonesia durante la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil). Una classifica quella del World Wide Fund for Nature che valuta il ciclo di questo olio, con un occhio in particolare alla domanda di prodotto certificato da parte delle aziende utilizzatrici.

Il bilancio di questo rapporto è un aumento delle informazioni in relazione però a ritardi sui consumi responsabili secondo quanto riferisce Adam Harrison, responsabile Palm Oil per WWF International:

Per la prima volta abbiamo una scheda di valutazione globale di quanto gli acquirenti di olio di palma stanno facendo per ridurre i loro impatti. Sebbene ci siano progressi da parte di molte aziende, è ancora vero che la domanda di olio di palma certificato è in ritardo significativo rispetto alla fornitura, nell’ottica di raggiungere l’obiettivo del 100% di approvvigionamento di olio di palma sostenibile entro il 2015.

In vetta alla classifica per l’utilizzo di olio di palma sostenibile e la riduzione delle emissioni di gas serra l’azienda belga Ecover insieme con l’italiana dei dolci Ferrero e il colosso svedese Ikea. Fanno parte dei più virtuosi anche giganti come Unilever, il maggior utilizzatore mondiale del prodotto, la United Biscuits britannica e la tedesca Rewe.

Nelle seconde file regna però ancora una pericolosa arretratezza in quanto a sostenibilità ambientale. In molti non raggiungono ancora i livelli minimi di responsabilità, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di prodotti certificati. Raggiungono il 100% di acquisti sostenibili appena 45 aziende su 130, malgrado siano due terzi (circa 80) le imprese che ne hanno assunto l’impegno entro il 2015.

Il giro d’affari che ruota intorno all’olio di palma rischia di alterare per sempre ecosistemi ai limiti della tolleranza come ad esempio l’isola di Sumatra, dove l’habitat delle tigri è ogni giorno sempre più ridotto dal ricorso indiscriminato alla deforestazione. Un problema che grava in misura crescente anche sulle comunità locali e sulla produzione di gas serra. Un pericolo che può e deve essere contrastato secondo il WWF:

Non è questo il modo in cui l’industria deve crescere. Il ruolo di retailer e produttori è cruciale per sostenere l’acquisto esclusivo di olio di palma certificato, evitando così impatti ambientali devastanti su alcuni dei più delicati habitat tropicali del pianeta.

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