Obiettivo clima al 2050: Paesi dell’Europa centrale frenano accordi UE

Obiettivo clima al 2050: Paesi dell’Europa centrale frenano accordi UE

Obiettivo zero emissioni di carbonio per l'UE entro il 2050, testo bloccato dall'opposizione di tre Paesi dell'Europa centrale.

Tre Paesi dell’Europa centrale stanno bloccando i pur timidi tentativi europei di alzare l’asticella UE nella lotta ai cambiamenti climatici. L’ulteriore tappa di avvicinamento verso l’obiettivo emissioni zero di carbonio entro il 2050. Le prime a dichiararsi ostili al testo in esame sono state, malgrado tale documento fosse stato definito “vago” dalle associazioni ambientaliste, Polonia e Repubblica Ceca, seguite a stretto giro da quell’Ungheria che inizialmente appariva maggiormente disponibile al dialogo.

Seppur con incrementi minimi rispetto a quanto sperato dalle associazioni ambientaliste, i sostenitori del documento speravano di poter mostrare in occasione del summit sul clima di settembre, in programma a Santiago del Cile, un’UE compatta nell’assumere maggiori impegni per contrastare i cambiamenti climatici e i disastrosi effetti sulle condizioni meteo e sullo stato idrogeologico del Pianeta. A preoccupare maggiormente la frequenza sempre maggiore di inondazioni, alluvioni, caldo estremo e perdità della biodiversità.

Se da un lato Paesi come la Germania e la Francia si sono dichiarati favorevoli a impegni più concreti e chiari nell’ottica di un obiettivo emissioni zero entro il 2050, dall’altro Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria si sono opposti fermamente a qualsiasi menzione in merito al 2050 nei comunicati ufficiali. Il primo ministro ceco Andrej Babiš si è così espresso in merito a tale orientamento: “Perché dovremmo decidere 31 anni prima del tempo cosa accadrà nel 2050?”, chiedendo poi agli altri Stati membri perché l’UE dovrebbe agire quando la Cina incrementa la sue emissioni.

Malgrado le posizioni fortemente contrarie dei tre Paesi dell’Europa centrale è ampio il fronte a sostegno di una maggiore azione da parte dell’UE, al fine di raggiungere quanto prima l’obiettivo emissioni zero. La maggioranza degli Stati membri è favorevole inoltre proprio al fissare tale target al 2050. A sostegno di tale data si sono schierati di recente anche alcune nazioni del Centro-Sud europa e del Baltico, tra cui Bulgaria, Slovacchia e Lituania. Il primo ministro lituano Krišjānis Kariņš ha sottolineato l’immensa opportunità di sviluppo e guadagno economico offerta dalla transizione verso la green economy. Non si parla quindi ancora di unanimità, sostengono fonti UE, ma di “maggioranza schiacciante”.

Emissioni zero entro il 2050 un nodo cruciale per il successo della lotta ai cambiamenti climatici anche per il Segretario generale dell’ONU António Guterres, che ha ricordato la necessità di puntare a ridurre il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi. In una lettera diretta al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk lo stesso Guterres auspica la definizione per l’UE dell’obiettivo “zero carbon emission by 2050”.

Preoccupate dallo stop nel percorso verso l’obiettivo emissioni zero al 2050 anche le associazioni ambientaliste. Come ha dichiarato Sebastian Mang, consigliere per la politica climatica di Greenpeace Europa:

Parole vuote non possono ricostruire una casa distrutta da una frana di fango o ripagare un contadino che ha perso il suo raccolto per la siccità. Merkel e Macron hanno fallito nel convincere la Polonia e gli altri a sedersi al tavolo. Con le persone in strada che chiedono azioni e gli avvertimenti degli scienziati che la finestra per gli interventi si sta chiudendo velocemente i nostri governi hanno la possibilità di guidare in prima linea e orientare l’Europa verso un rapido percorso di piena decarbonizzazione.

Fonte: The Guardian

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