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Nucleare, nuova centrale in India: le proteste bloccano i lavori

Nucleare, nuova centrale in India: le proteste bloccano i lavori

Nuove conseguenze dopo il disastro di Fukushima, feroci proteste nel sud dell'India contro la costruzione di una nuova centrale nucleare

In Europa le centrali nucleari sono letteralmente sotto assedio mediatico. Fukushima ha segnato un punto di svolta importante, avendo dimostrato come dopo più di vent’anni da Chernobyl, possono ancora accadere incidenti gravissimi.

Uno degli argomenti più comuni fra i pro-nuclearisti consiste nel fatto che mentre noi perdiamo tempo a deciderci, altri paesi come Cina e India corrono alla velocità della luce, diventando sempre più competitivi. In realtà, però, neanche in quei territori le centrali sono viste di buon occhio. Lo testimoniano le grandi proteste che ha suscitato la costruzione della nuova centrale di Kudankulam, sulla costa del Tamil Nadu in India.

La centrale è parte del grande progetto energetico indiano, che dovrebbe portare alla produzione di ben 60mila megawatt dalle sole centrali atomiche, azzerando quasi totalmente la dipendenza del colosso asiatico dagli idrocarburi. Una scommessa che non sembra andare troppo a genio alla popolazione civile locale, che non solo è insorta, ma è riuscita anche a fermare i lavori.

Per calmare gli animi, il Governo indiano ha mandato come ambasciatore il fisico Abdul Kalam, ex Presidente della Repubblica. Le argomentazioni dell’anziano scienziato – chiamato a fare un po’ le veci del nostro Umberto Veronesi – non hanno sortito gli effetti sperati e a tutt’ora il lavoro per metter in funzione i due reattori prodotti dalla russa Rosatom risultano fermi o comunque rallentati.

Per la cronaca, la Rosatom – l’agenzia russa per l’energia nucleare – è quello stesso ente che avrebbe prolungato di ulteriori 15 anni la vita di centrali russe modello Chernobyl. Che in India si fidino poco, forse, non è poi così strano.

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