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Nucleare francese sicuro, ma costoso: spesi 227,8 miliardi di euro

Nucleare francese sicuro, ma costoso: spesi 227,8 miliardi di euro

Breve riassunto dei costi del nucleare francese, tema caldissimo in tempi di campagna elettorale. Smentita l'idea di un nucleare economico

La settimana scorsa sono stati pubblicati i risultati degli stress test sulle centrali nucleari francesi. Questi dati hanno contribuito ad alimentare il dibattito che, complice l’approcciarsi delle Presidenziali, sta infiammando l’intera Francia.

I pro-nuclearisti hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Il primo dato a emergere è, infatti, la relativa sicurezza degli impianti installati sul territorio nazionale. Di nessuno di essi è stata chiesta la chiusura. Gli anti-nuclearisti hanno però subito sbandierato l’altro dato inequivocabile emerso dagli stress test: servono, comunque, interventi urgenti per tappare le falle critiche. In effetti, se nessuna centrale deve essere chiusa per motivi di sicurezza, moltissimo è il lavoro da fare perché questa “sicurezza” non resti soltanto relativa. Il costo di questi interventi è altissimo: almeno 10 miliardi di euro, anche se molte voci considerano ottimista questo calcolo.

Viene allora da chiedersi, ma quanto costa il nucleare francese, in realtà? Il giornale La Tribune ha oggi pubblicato un interessante articolo che ci permette di fare rapidamente questo calcolo. Iniziamo con il primissimo dato: l’attuale parco nucleare francese è costato qualcosa come 96 miliardi di euro. Una cifra non indifferente, ma solo parziale.

Sì perché le spese di mantenimento, di smaltimento delle scorie, di trasporto delle stesse, di smantellamento delle centrali non più in uso fanno lievitare enormemente il costo, fino a una cauta stima di 227,8 miliardi. Questa sarebbe la spesa fino a ora sostenuta dalla Francia per il proprio nucleare civile (se poi dovessimo sommare le spese per quello militare, ci sarebbe probabilmente da rabbrividire).

Si tratta però di una cifra poco utile, se non come monito. Infatti, le spese di smaltimento delle scorie e quelle per lo smantellamento delle centrali attualmente attive non sono ovviamente ancora finite. Per non parlare delle spese per la messa in sicurezza richieste dai risultati degli stress test.

Tenendo conto soltanto della prima cifra offerta, ovvero i 96 miliardi di euro (il che non sarebbe tuttavia scorretto), possiamo stimare che la Francia paghi per ogni MW di potenza annuo installato qualcosa come 1,5 miliardi di euro.

Si dirà che questi conti si riferiscono a tecnologie vecchie e antiquate. La Francia sta lavorando, in effetti, a un nucleare di nuova generazione, basato sui celebri reattori EPR (Reattore Nucleare Europeo ad Acqua Pressurizzata), ma si tratta di una tecnologia ancora più cara di quella tradizionale: si stima attorno ai 3,68 miliardi di euro per un singolo MW.

In conclusione, l’energia elettrica a buon mercato della Francia sembra sempre di più una sorta di “inganno”, con lo Stato che sostiene tramite la fiscalità generale un colosso costosissimo, il cui reale peso non viene scaricato sulle bollette energetiche. Certamente, dal punto di vista energetico, il modello francese resta al momento più che competitivo e non è certo possibile esaurire le voci di un dibattito così complesso in questa sede. Se però esiste ancora la convinzione che il nucleare sia il bengodi dell’energia a basso costo, conti alla mano ci appare una posizione insostenibile.

| Il Sole24Ore | La Tribune

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