Nucleare francese: 8 impianti a rischio incidente

Nucleare francese: 8 impianti a rischio incidente

Secondo le ultime analisi ben 8 centrali francesi sarebbero a rischio in caso di un evento sismico importante. Si aspettano provvedimenti celeri.

Lo spettro del nucleare francese turba il sonno non tanto dei nostri cugini d’oltralpe, ma soprattutto di noi italiani. Non è un caso che la settimana scorsa, dopo l’incendio scoppiato in un forno della centrale di Marcoule, i social network siano stati inondati di messaggi di rabbia-paura. In molti si sono chiesti, ed è una domanda che ritorna ciclicamente, a cosa serva il NO italiano alle centrali, dal momento che in Francia ci sono 58 reattori in attività. Per non parlare delle centrali svizzere e di quella slovena.

Timori infondati? L’entità apparentemente nulla (eccettuato il morto ed i feriti) dell’incidente occorso sembrerebbe suggerire di sì, le ultime notizie, invece, sembrano descrivere un panorama molto più allarmante. Dopo Fukushima, infatti, l’Authority per la sicurezza nucleare francese (ASN) ha esaminato il grado di sicurezza di 19 impianti. Il risultato è stato tutt’altro che positivo: con un incidente simile a quello giapponese, ovvero in caso di terremoto o comunque di interruzione dell’approvvigionamento di energia elettrica, ben 8 impianti sembrano sprovvisti delle adeguate contromisure.

Uno stralcio di lettera dell’Asn al direttore di una di queste centrali chiarisce bene la gravità della situazione:

Non siete stati in grado di specificare agli ispettori quale sarebbe il vostro piano d’azione post-sismico in seguito a scosse gravi.

Il problema sembra essere, in primis, il fatto che, non essendo la Francia un territorio tradizionalmente ad alto rischio sismico, questo aspetto nella messa in sicurezza degli impianti sia stato trascurato.

Le centrali a rischio sono, per la cronaca, le seguenti:

  • Golfech
  • Civaux
  • Cattenom
  • Flamanville,
  • Penly
  • Gravelines
  • Saint-Alban
  • Le Blayais

Di queste Golfech e soprattutto Saint-Alban non sono distanti dal confine italiano. Ci auguriamo che, a prescindere dalla consapevolezza che un incidente è sempre possibile, la Francia inizi a dotarsi di tutti gli apparati di sicurezza oggigiorno disponibili. Che almeno l’incidente di Fukushima c’insegni a non ripetere gli stessi errori.

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