Nucleare: chiesto a Monti annullamento referendum di giugno

Nucleare: chiesto a Monti annullamento referendum di giugno

I nuclearisti mostrano di non essersi rassegnati dopo il referendum e con una lettera chiedono a Monti di riaprire il dibattito.

Neanche un anno fa un nuovo referendum sanciva la volontà del popolo italiano di non voler costruire centrali nucleari all’interno dei confini del nostro Paese. Un risultato difficilmente oppugnabile per cifre e consenso ottenuto. Eppure c’è chi ancora non ci sta.

Ad esempio il vecchio Forum Nucleare, che tanto scandalo aveva suscitato per i suoi spot televisivi, continua le sue attività su un blog dal nome NewClear. In esso “parlare di nucleare non è tabù” e molti articoli sono dedicati alla critica delle rinnovabili che – a loro dire – sarebbero responsabili dell’aumento delle bollette energetiche.

Ma tra i più attivi tra i pro-nuclearisti c’è da annoverare senz’altro l’associazione Galileo 2001. Tale associazione, presieduta da Umberto Veronesi, ha da poco spedito una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti in cui lo invita a ripensare la questione nucleare in Italia. Per la precisione, la richiesta sarebbe:

Un adeguato e convincente piano nazionale di sviluppo energetico, che tenga conto della necessità di ragionare su tempi strategici affrancandosi da pregiudiziali che possano condannare precocemente progetti lungimiranti.

Ovviamente la voce “progetti lungimiranti” può essere tradotta liberamente con “nucleare”. Ed il pericolo radiazioni che Fukushima ha riproposto all’attenzione globale? La risposta dell’associazione potrebbe essere riassunta in due parole: “quale pericolo?”. Infatti, proprio questo insistere sugli effetti sanitari delle radiazioni dimostrerebbe l’arretratezza del dibattito in Italia secondo i firmatari:

La dimostrazione di una campagna antinucleare su basi di pregiudizio.

Nessuna vittima ad oggi è dovuta alle radiazioni di Fukushima. Questa è la verità. Verità che dovrebbe rassicurare sulle conseguenze di un incidente nucleare pur molto grave.

Quindi, concludono gli scienziati firmatari, è arrivato il momento di dire basta alle decisioni prese sulla base di valutazioni emotive: “non esiste nessun motivo ragionevole per dire di NO al nucleare”.

Non è molto d’accordo con queste dichiarazioni, invece, il prof. Massimo Zucchetti, docente di Protezione dalle radiazioni al Politecnico di Torino e collaboratore del MIT, che ricorda:

I rilasci [a Fukushima] sono stati notevoli, anche se principalmente acquatici. Le stime sul numero di decessi non immediati, ma ritardati dovuti alla radioattività sono in corso e parlano di migliaia di persone.

Ma al di là del pur importantissimo dibattito tecnico, ci preme sottolineare come sulla base della “ragion scientifica”, i cento firmatari dell’appello sembrano ignorare totalmente la “ragion politica” e le regole minime del dibattito democratico. Mettere in discussione un referendum a neanche un anno dal suo svolgimento è un qualcosa che avrebbe conseguenze potenzialmente anche più nefaste di una crisi energetica.

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