No, i dolcificanti non serviranno a farti dimagrire

No, i dolcificanti non serviranno a farti dimagrire

Fonte immagine: iStock

Uno studio mette in discussione i benefici dei dolcificanti non a base di zucchero che potrebbero essere addirittura nocivi e inutili per perdere peso.

L’industria mondiale è da anni sottoposta alle pressioni per tagliare lo zucchero nei prodotti di larga distribuzione, dalle bevande alle merendine. Così lo sostituisce con dolcificanti artificiali o naturali di vario tipo, dall’aspartame alla stevia. Eppure queste sostanze a basse calorie e spesso frutto di lavorazioni anch’esse industriali in sostanza servono a poco o nulla in termini di peso, senza contare che non c’è alcuna certezza sulla loro sicurezza (ma neanche, va detto, sui rischi eventualmente connessi al consumo).

Lo spiega una nuova indagine promossa dalla non profit britannica Cochrane come contributo alla prossima pubblicazione di linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sui dolcificanti non a base di zucchero (gli “nss, non-sugar sweeteners”): “Non abbiamo alcuna evidenza di benefici per la salute dagli nss e addirittura non possiamo escludere potenziali pericoli” si legge nello studio pubblicato sul British Medical Journal e di cui dà conto il Guardian, che ovviamente rimanda a successive e più approfondite indagini.

La battaglia è molto più sentita in altri Paesi, anche europei, piuttosto che in Italia, dove pure il tema del taglio degli zuccheri nei prodotti di uso quotidiano ha assunto ed è rimasto lungamente faccenda da “lifestyle”, da tendenza e non da salute, faticando a far breccia per le sue ragioni di prevenzione a obesità e disturbi cardiovascolari. L’Oms sfornerà presto delle linee guida in merito poiché “l’uso dei dolcificanti è esploso e queste soluzioni continuano a essere promosse come alternative salutari allo zucchero”.

L’indagine ha a sua volta messo sotto la lente 56 altri studi, alcuni di portata limitata ma comunque significativi, che valutavano di volta in volta una serie di indicatori (peso, glicemia, salute orale, tassi di incidenza del cancro, patologie cardiovascolari, problemi al fegato, umore e benefici) di adulti e bambini che usavano elevate dose di dolcificanti al posto di piccole dosi di prodotto o di nessuna.

Il dibattito rimane dunque aperto. Per molti esperti, infatti, mancano evidenze chiare di effetti collaterali e in fondo meglio usare i dolcificanti dello zucchero. Insomma, tutto sommato si tratta di un metodo per alleggerire una serie di prodotti e bevande apprezzatissimi in particolare dai più giovani, limitando i danni di un’obesità che in Italia è a livelli drammatici. Il nostro paese sfoggia infatti il maggior tasso di obesità infantile tra i maschi (21%, a pari merito con Cipro) mentre il 42% dei maschi è obeso o in sovrappeso (solo Cipro fa peggio con il 43%). Le bambine italiane hanno inoltre uno dei tassi più alti di obesità e sovrappeso, salito al 38%.

Per altri esperti, invece, un eventuale “piccolo effetto sul peso” di quelle alternative non può essere confermato da questa indagine, occorrerebbero studi su periodi molto più ampi. Il che, al momento, renderebbe il ricorso ad aspartame, stevia & co del tutto inutile. Così la pensa per esempio Joerg J. Meerpohl, condirettore di Cochrane Germany nonché uno degli autori. Un dato è certo: i risultati dell’indagine confermano che i dolcificanti artificiali non sono la bacchetta magica per prevenire l’obesità.

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