Microplastiche: depuratori non le fermano secondo uno studio italiano

Microplastiche: depuratori non le fermano secondo uno studio italiano

Fonte immagine: assente

I depuratori non sono sempre una barriera assoluta contro le microplastiche, uno studio italiano rivela quanto stiamo inquinando il pianeta.

L’inquinamento del nostro Pianeta parte anche dalle nostre case. Dalle lavatrici finiscono nel terreno miliardi di pezzi di microplastiche che non vengono filtrate dai sistemi di depurazione. Quando si parla di plastica negli oceani la maggior parte degli studiosi guarda all’ultimo anello della catena, il mare, mentre pochi provano a risalire i passaggi per cercare le fonti della contaminazione e all’inizio della catena troviamo proprio i lavaggi di casa.

Il 35% dei micro-frammenti di plastica che inquinano mari e oceani vengono dai lavaggi dei nostri capi d’abbigliamento: gli indumenti sintetici, che oggi rappresentano il 60% del consumo tessile globale, rilasciano grosse quantità di fibre plastiche che poi vanno a contaminare anche la catena alimentare.

I filtri di depurazione in casa e nei grandi depuratori delle città non riescono a bloccare la fuoriuscita di queste microplastiche che vengono poi trasportate dai fiumi fino al mare. I ricercatori della Università di Milano, della Università Politecnica delle Marche, e del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare hanno selezionato uno dei migliori e più grandi impianti di depurazione del nord Italia dimostrando che, spiega Andrea Binelli – autore dello studio pubblicato nella rivista Science of the Total Environment:

Nelle acque prodotte quotidianamente dal depuratore abbiamo trovato una media di 160 milioni di microplastiche, mentre nei fanghi si saliva a 3 miliardi e quattrocento milioni.

L’84% delle microplastiche entrate negli impianti non erano presenti nelle acque che ne fuoriuscivano, ma a preoccupare era comunque il residuo perché le acque e i fanghi, se non inceneriti o smaltiti in discarica, possono essere utilizzati come fertilizzanti in agricoltura e così le microplastiche entrerebbero all’interno della catena alimentare diventando dannose anche per l’uomo.

Ancora troppo poco si conosce sulla tossicità della microplastiche come il poliestere, il nylon, l’acrilico che non sono più grandi di mezzo millimetro, ma che sono arrivate già a colonizzare ogni angolo del Pianeta. Oltre ai capi di abbigliamento anche detersivi, cosmetici, prodotti farmaceutici e dentifrici rilasciano microplastiche che non sappiamo quanto possano essere nocive per l’uomo.

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