Masdar City, la città del futuro a emissioni zero

Masdar City, la città del futuro a emissioni zero

A partire dall’ultima crisi petrolifera, in cui i prezzi dei barili di greggio erano saliti a quote insostenibili e le potenze occidentali avevano iniziato a guardare con crescente interesse alle fonti energetiche alternative, i paesi Arabi e del Medio Oriente, grandi produttori di petrolio, avevano iniziato a farsi avanti su questo ulteriore messaggio energetico. Anche […]

A partire dall’ultima crisi petrolifera, in cui i prezzi dei barili di greggio erano saliti a quote insostenibili e le potenze occidentali avevano iniziato a guardare con crescente interesse alle fonti energetiche alternative, i paesi Arabi e del Medio Oriente, grandi produttori di petrolio, avevano iniziato a farsi avanti su questo ulteriore messaggio energetico.

Anche oggi, con il prezzo del greggio crollato, non è sfumata l’idea di investire gli sconfinati flussi di denaro ottenuti dalla vendita dell’oro nero, nello sviluppo di nuove tecnologie energetiche.

Masdar City rappresenta forse l’esempio più significativo di questa tendenza. La città del futuro, a emissioni zero, è un affascinante progetto su cui stanno investendo la bellezza di 22 miliardi di dollari gli Emirati Arabi Uniti, oggi paese ai primi posti al mondo per emissioni di gas serra pro capite.

La città, oggi ancora un immenso cantiere, ambisce a diventare un centro di eccellenza mondiale in questione di sostenibilità, esempio di sviluppo urbano per il resto del mondo, la prima in assoluto totalmente priva di emissioni.

Il progetto muove principalmente su tre fronti:

  • Il primo è quello dell’energia, che sarà approvvigionata tramite l’utilizzo di impianti fotovoltaici ed eolici, oltre che ottenuta dal trattamento della stessa spazzatura della città, che troverà in questo modo un’ulteriore via verso il riciclo e il riutilizzo;
  • Il secondo è quello dei trasporti, la cui concezione sarà totalmente rivoluzionata: non più una netta separazione tra mezzi pubblici e privati, ma una rete fitta e capillare (1500 “stazioni” circa) di micrometropolitane per uso semi-individuale (pods), chiamato Rapid Transit System, che permetterà di raggiungere agevolmente qualsiasi punto della città;
  • Il terzo infine è la ricerca, con l’avvio dell’Institute of Science and Technology (in fase di realizzazione in collaborazione con il MIT), che ancora non nato, già ambisce ad essere il primo polo di eccellenza mondiale nella ricerca su tecnologie per l’efficienza, le energie alternative e la sostenibilità ambientale.

Ognuno di questi punti, con la comune intenzione di attrarre dall’estero investimenti, idee e ricercatori. E di certo con il positivo effetto di offrire un esempio concreto di quali linee di sviluppo debbano seguire in futuro le grandi metropoli per essere sostenibili e pretendere ad una certa vivibilità.

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