Marijuana per scopi terapeutici: la Regione Marche dà l’ok

Marijuana per scopi terapeutici: la Regione Marche dà l’ok

La Regione Marche ha dato il via libera all'uso terapeutico della cannabis, un rimedio naturale per combattere malattie gravissime come il Cancro o l'AIDS.

Una rivoluzione antiproibizionista è di scena, silenziosamente, in Italia e ha il suo inizio nella piccola regione delle Marche. Quando si parla di salute l’argomento è non soltanto importante, ma anche molto insidioso. ad esempio, quando viene sostenuta la possibilità di affidarsi a medicine di origine naturale contro quelle non “di sintesi”, succede che qualcuno faccia notare dati di laboratorio che non rilevano nessun beneficio in questa decisione. Qualcun altro dirà, di contro, che i “test di laboratorio” sono poco attendibili perché svolti di solito in ambienti contigui con le case farmaceutiche. Ovviamente, rispondere a tale dilemma generico non è, però, nei nostri compiti, dato che i casi sono vari e le competenze necessarie per rispondere a ognuno di essi troppo complesse e/o tecniche. Piuttosto, vorremo parlarvi di un caso in cui una medicina di origine vegetale svolge il proprio compito meglio delle alternative chimiche, con tanto di test farmaceutici a dimostrarlo e che da oggi sarà “legale” anche in Italia, anche se, appunto, solo nelle Marche.

L’uso di tale medicina naturale può essere vario: dalla riduzione della pressione del globo oculare a effetti anticonvulsivi in casi di epilessia, passando da per un possibile uso come anti-depressivo o come analgesico. Vi chiederete, allora: se esiste una medicina con tali poteri medici, per di più assolutamente naturale, dove sta il problema? Ovviamente nel fatto che stiamo parlando di una pianta illegale: la marijuana.

Com’è noto, infatti, la comunissima droga leggera ha degli effetti sanitari importantissimi. Curiosamente, se vogliamo, una legge che dovrebbe in primis proteggere la nostra salute dal rischio droga, ci impedisce di avvalerci di alcuni effetti benefici per la nostra salute. Alla Regione Marche devono aver colto, finalmente, la contraddizione del caso.

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Ma la cannabis non fa male? Sicuramente ha dei notissimi effetti psicoattivi ed è, quindi, una sostanza psicotropa a tutti gli effetti. Certo anche la caffeina e l’alcool lo sono, ma non è il luogo questo per tirare in ballo polemiche sulla liberalizzazione per uso ludico. Da un punto di vista “sanitario” questi effetti psicoattivi sono quelli che in molti casi garantiscono un effetto positivo nel trattamento di certe malattie. ad esempio, è chiaro che l’assunzione di THC (e degli altri cannabinoidi presenti nelle infiorescenze della pianta) ha effetti euforici. Proprio per questo, alle giuste dosi, può essere usato come antidepressivo, come dimostrerebbero le ricerche dei dottori Thomas F. Densona dell’University of Southern California e Mitchell Earleywineb dell’Università di New York.

Ed il rischio di cancro ai polmoni, dovuto all’effetto del fumo, analogamente alle sigarette, è un anche esso relativo. Secondo Donald Tashkin, docente all’University of California, l’incidenza tumorale nei casi di fumatori di marijuana, dovrebbe essere minore rispetto ai fumatori di sigarette (va detto che, di solito, chi fuma erba, la mischia al tabacco e ha quasi sempre delle forme di dipendenza dalla nicotina) e, soprattutto, va ricordato che fumare non è l’unico modo esistente per assumere il possibile medicinale: si può, ad esempio, inalarlo dopo una vaporizzazione o anche semplicemente ingerirlo. Alcune ricerche hanno, comunque, ribadito la maggiore efficacia dei cannabinoidi assunti sotto forma naturale, che non in forma sintetica.

L’uso della cannabis per scopi terapeutici è legale, attualmente, oltre che in Olanda, in Spagna, Canada e 16 Stati USA. In Italia, come detto, la Regione Marche ha dato oggi per la prima volta il via libera all’uso terapeutico della pianta, in caso non sussistano, a parere del medico curante, terapie alternative ugualmente efficaci. Le patologie per cui potrà essere utilizzata saranno, però, esclusivamente: cancro, glaucoma, Parkinson, sclerosi multipla, epatite C e Aids. Ovviamente la somministrazione non avrà forme paragonabili all’uso ludico, quindi non vedremo negli ospedali pazienti intenti a fumare “strane sigarette”. Si tratta probabilmente, di una vittoria molto piccola per chi si batte conto il proibizionismo, ma che riporta un po’ di razionalità all’interno del dibattito. Con l’auspicio che il resto del Paese segua l’esempio marchigiano.

Fra l’altro, non sono rari i casi di famiglie italiane che decidono di coltivare illegalmente la pianta, in modo da curare un parente malato. Pensare che questa gente debba rischiare la galera come un comune spacciatore è davvero drammatico.

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