Marea nera: BP annuncia progressi

Marea nera: BP annuncia progressi

Dopo alcuni inutili tentativi di porre freno alla fuoriuscita di greggio che dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon si sta riversando nelle acque del Golfo del Messico, la British Petroleum, azienda responsabile del disastro, sembrerebbe finalmente aver trovato la giusta via da percorrere. Un nuovo sistema, installato a 1,5 Km di profondità nei giorni scorsi, è […]

Dopo alcuni inutili tentativi di porre freno alla fuoriuscita di greggio che dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon si sta riversando nelle acque del Golfo del Messico, la British Petroleum, azienda responsabile del disastro, sembrerebbe finalmente aver trovato la giusta via da percorrere. Un nuovo sistema, installato a 1,5 Km di profondità nei giorni scorsi, è entrato in funzione e si sta dimostrando in grado di recuperare circa la metà del petrolio.

Continua comunque a montare l’ira delle popolazioni locali nei confronti della compagnia, soprattutto in seguito ad alcune uscite poco felici di Tony Hayward, come riportato sulle pagine di Ansa.it. Il numero uno di BP, già la scorsa settimana aveva dichiarato di “volere indietro la propria vita”, provocando la rabbia dei parenti delle undici vittime dell’esplosione.

Ora, commentando i progressi effettuati nell’arginare la perdita, Hayward si è dichiarato “soddisfatto”. Ovviamente, il suo intervento è stato accolto da un boato di critiche. I danni causati dall’incidente sono ormai sotto gli occhi di tutto il mondo.

Le simulazioni satellitari prevedono una preoccupante diffusione della macchia nera nelle acque dell’oceano Atlantico e le indagini in merito a quanto accadde prima e dopo quel tragico 20 aprile stanno portando a galla alcuni particolari dai risvolti inquietanti: disorganizzazione e incapacità di gestire l’emergenza si rivelano sempre più fattori chiave nel tentativo di far luce sulle cause dell’esplosione, senza tralasciare gli ormai noti dossier che la BP avrebbe volontariamente trascurato nei mesi scorsi.

È tempo di fare anche una prima, accurata stima economica dei danni e delle spese che la compagnia ha promesso di coprire in toto: 31 miliardi di dollari in tutto, una cifra spaventosa, suddivisa in parti uguali tra le operazioni di ripulitura delle acque e quelle necessarie a rilanciare settori dell’economia fortemente danneggiati come la pesca e il turismo.

Seguici anche sui canali social