Maltempo: piena del Po, scatta l’allerta in Piemonte

Maltempo: piena del Po, scatta l’allerta in Piemonte

Fonte immagine: mdall_olio0 / Pixabay

A causa dell'allerta maltempo preoccupa la piena del Po in tutto il Piemonte e in particolare a Torino: continua il monitoraggio delle frane.

È ancora allerta maltempo. Questa volta a far temere è l’onda di piena del Po. Mentre si contano i danni dell’ondata di maltempo che nei giorni scorsi ha colpito la penisola italiana, insistendo soprattutto su alcune Regioni, adesso nuovi timori si evidenziano per le popolazioni coinvolte.

A preoccupare non sono soltanto le frane, i disastri del patrimonio degli alberi e il passaggio su alcune strade, ma anche il fiume Po, per la sua conformazione e per l’enorme quantità di acqua che ha raccolto in questi ultimi giorni. A Torino sono state chiuse alcune attività in via precauzionale.

Inoltre le autorità hanno disposto il blocco delle piste ciclabili tra il corso Regina Margherita e Moncalieri. È stato deciso anche di monitorare il fiume attraverso degli strumenti satellitari per tenere sotto controllo la possibilità di inondazioni. Ai cittadini è stato raccomandato di provvedere alla sicurezza di oggetti e veicoli posti al pianterreno.

La Protezione Civile ha fornito un nuovo bollettino che dovrebbe riguardare i prossimi giorni e ha dichiarato l’allerta arancione. Nel frattempo si continuano a mantenere sotto controllo le frane del Tessina e quelle che hanno interessato altri Comuni della Provincia di Vicenza.

Situazione particolarmente difficoltosa a causa delle frane anche a Bergamo e nel territorio circostante. A Verbania è stata chiusa la strada statale del Lago Maggiore. Nella città di Palermo le scuole restano chiuse perché si è verificata una mancanza di acqua potabile proprio in seguito al maltempo degli ultimi giorni. Confagricoltura ha fatto presente che il maltempo in Italia ha causato più di 2 miliardi di danni all’agricoltura.

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Beach Litter 2019: intervista a Stefano Ciafani – Legambiente