Mali, l’elefante che vive sola da 35 anni

Mali, l’elefante che vive sola da 35 anni

Mali è un esemplare di elefante costretta alla completa solitudine all'interno dello Zoo di Manila: da 35 anni non vede un suo simile, ma solo cemento.

Immaginate un giorno di dover lasciare la vostra casa, i vostri amici, la vostra famiglia, la vostra terra senza la possibilità di rivederli. Per poi finire in un luogo sconosciuto, tra mura di cemento invalicabili, in uno spazio angusto e senza la compagnia di nessun altro.

Pensate quanto possa essere alienante trascorrere nella solitudine 35 anni della vostra vita, senza il conforto di un proprio simile e senza la possibilità di un dialogo. Questa è la vita che fino a ora ha trascorso Mali, l’unica e sola elefantessa dello zoo di Manila. Una condizione di sofferenza fisica e mentale protratta inutilmente nel tempo.

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La giovane esemplare riceve l’unico conforto dalle visite dei guardiani e dalla gente che paga per osservarla. Qualche nocciolina, un po’ di acqua fresca nelle giornate afose, ma la totale negazione di un affetto dato da un suo simile. Di Mali da tempo si è interessata la PETA, che ne richiede la liberazione, sobbarcandosi i costi di trasferimento, in favore di un rifugio santuario per elefanti.

Da tempo l’associazione preme nei confronti dell’Ufficio del Presidente di Manila, così che possa velocizzare la pratica di scarcerazione. Ma la liberazione tarda ad arrivare e ogni giorno nascono impedimenti e ostacoli, posti proprio dal Governo locale, che quale non vuole cedere l’esemplare. Per lei si è mossa la Rete, attraverso una petizione che ha girato il mondo, ma anche tramite una nutrita schiera di personaggi noti.

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Tra i tanti, il premio Nobel per la letteratura nel 2003 John Maxwell Coetzee, il cantante Morrissey, ex dei The Smiths, e il Monsignore José Palma, presidente della Conferenza episcopale delle Filippine. Lo stesso Morrissey, attraverso un concerto tenutosi a Manila, ha richiesto al Presidente delle Filippine Benigno Aquino di liberare Mali. Una lettera scritta di suo pungo è stata ripresa e divulgata dall’agenzia France-Presse.

«Vi domando di liberare Mali per un ricovero in un santuario e rifugio, con spazio sufficiente per muoversi circondata da altri compagni. La sua è una vita di solitudine, noia e isolamento in un luogo che è una piccola porzione non adatta al suo movimento».

Colpisce questa incredibile vicenda di sofferenza, rafforzata dal grande interesse suscitato e dalla lentezza del Governo locale. Intano a Mali, ignara di tutto ciò, non resta che abbracciarsi da sola stringendo con la proboscide la lunga coda. Un surrogato di amore che da tre decadi cerca di nutrire in solitudine.

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