Mal’Aria: inquinamento, 85% città italiane sotto la sufficienza

Mal’Aria: inquinamento, 85% città italiane sotto la sufficienza

L'inquinamento atmosferico in Italia non accenna ad allentare la sua morsa secondo l'edizione speciale di Mal'Aria, redatta da Legambiente.

Legambiente ha presentato un’edizione speciale di Mal’Aria, il rapporto sullo stato dell’inquinamento atmosferico in Italia. Delle 97 città prese in esame dall’associazione ben l’85% di queste è risultato sotto la sufficienza.

Gli esperti hanno analizzato le concentrazioni medie annue di polveri sottili (PM2.5 e PM10) e di biossido di azoto (NO2) registrate tra il 2014 e il 2018. I valori registrati sono stati confrontati con quelli ritenuti sicuri dall’OMS (20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2). Soltanto 15 le città che secondo il rapporto Mal’Aria 2020 hanno meritato almeno il “sei”:

  • 9 – Sassari;
  • 8 – Macerata;
  • 7 – Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo;
  • 6 – L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani.

Mal’Aria 2020, inquinamento record a Milano, Roma e Torino

In coda alla classifica redatta da Legambiente alcuni “soliti noti”. Hanno ottenuto il voto 0 Como, Milano, Roma, Palermo e Torino. Maglia nera frutto del fatto che, nei cinque anni di riferimento, queste città non sono mai state in grado di rimanere al di sotto dei limiti previsti dall’OMS.

A commento dei livelli record di inquinamento atmosferico registrati da alcune città è intervenuto Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente:

L’inquinamento atmosferico nelle città è un fenomeno complesso poiché dipende da diversi fattori. Dalle concentrazioni degli inquinanti analizzati alle condizioni meteo climatiche, passando per le caratteristiche urbane, industriali e agricole che caratterizzano ogni singola città e il suo hinterland.

Nonostante le procedure di infrazione a carico del nostro Paese, nonostante gli accordi che negli anni sono stati stipulati tra le Regioni e il Ministero dell’Ambiente per ridurre l’inquinamento atmosferico a cominciare dall’area padana, nonostante le risorse destinate in passato e che arriveranno nei prossimi mesi/anni con il Recovery fund, in Italia manca ancora la convinzione di trasformare concretamente il problema in una opportunità. Opportunità che prevede inevitabilmente dei sacrifici e dei cambi di abitudini da parte dei cittadini, ma che potrebbero restituire città più vivibili, efficienti, salutari e a misura di uomo.

Inquinamento atmosferico e Recovery Fund

Recovery Fund un’occasione da non perdere per il potenziamento del trasporto pubblico e la “Sharing Mobility” secondo Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente:

Per tutelare la salute delle persone bisogna avere coraggio e coerenza definendo le priorità da affrontare e finanziare. Le città sono al centro di questa sfida, servono interventi infrastrutturali. Da mettere in campo per aumentare la qualità della vita di milioni di pendolari e migliorare la qualità dell’aria, puntando sempre di più su una mobilità sostenibile e dando un’alternativa al trasporto privato. Inoltre serve una politica diversa che non pensi solo ai blocchi del traffico e alle deboli e sporadiche misure anti-smog che sono solo interventi palliativi.

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