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Mal’aria 2015: le città più inquinate d’Italia secondo Legambiente

Mal’aria 2015: le città più inquinate d’Italia secondo Legambiente

Fonte immagine: Shutterstock

Il rapporto "Mal'aria 2015" riporta un quadro dell'Italia molto negativo, sono molte le città che superano i livelli di legge e per troppi giorni all'anno.

Il 30 gennaio è uscito il rapporto di LegambienteMal’aria 2015“. Quella che presenta è un’analisi dettagliata a livello nazionale, città per città, realizzata attraverso i dati chiesti alle Arpa, alle Regioni e alle Province.

Il quadro che rappresenta però è decisamente preoccupante. Le principali città urbane della Pianura Padana e le grandi città del Sud come Roma e Napoli manifestano condizioni di inquinamento atmosferico davvero critiche, con troppo frequenti superamenti dei limiti stabiliti dalla normativa europea per PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono troposferico. Nelle nostre città si respira un’aria davvero malsana e la causa principale sono i trasporti su gomma.

Che la situazione italiana non fosse rosea in tema di inquinamento lo aveva anticipato anche il rapporto “La qualità dell’aria in Europa – rapporto 2013“, redatto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA). Uscito due mesi fa, a fine 2014, riportava dati del 2011 e vedeva l’Italia al primo posto per numero di morti premature causate da ozono troposferico (3.400 l’anno) e al secondo posto, dopo la Germania, per vittime da polveri sottili (PM2,5) con 64.000 morti l’anno.

I dati di “Mal’aria 2015” ne danno conferma. Riguardano tutto il 2014 relativamente a 88 capoluoghi di Provincia, tra i quali Frosinone si attesta al primo posto con 110 giorni di superamento dei valori soglia di PM10 stabiliti dalla normativa europea, laddove il limite massimo di superamenti dovrebbe essere di 35 giorni l’anno.

Su valori simili si attestano Alessandria, al secondo posto con 86 superamenti e al terzo posto pari merito città come Vicenza, Torino e Benevento, tutte e tre con 77 sforamenti. Nel 37% dei centri inclusi nel campione c’è stata almeno una centralina urbana che abbia registrato superamenti di soglia. Mentre città come L’Aquila, Chieti e Imperia e tutti i capoluoghi della Calabria e della Sicilia (eccetto Palermo e Catania) non sono nemmeno state in grado di fornire dati aggiornati.

Per gli altri inquinanti (dati 2013) la situazione non è molto migliore: per quanto riguarda le polveri sottili (PM2,5) nel 21% delle città monitorate si è andati oltre la soglia di legge di 26mg/mc come media annuale; per il biossido di azoto sono state il 18% le città a risultare fuori dal limite medio annuo, mentre particolarmente critica è la situazione riguardante l’ozono troposferico, relativamente al quale il 59% delle città monitorate (50 su 86) ha superato i 25 giorni previsti dalla legge.

I livelli dei principali inquinanti sono stati misurati anche nel primo mese del 2015 e danno un’ulteriore conferma. In soli 30 giorni di monitoraggio già 32 capoluoghi hanno superato per più di 10 volte la soglia massima stabilita per i PM10, mentre 14 hanno registrato superamenti per la metà dei giorni d’analisi. Sul podio si conferma Frosinone e si aggiunge Parma, nel 2014 al 14° posto.

Un quadro preoccupante che ci è già valso nel luglio scorso l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per la mancata applicazione della direttiva 2008/50/CE.

La ripetizione di quello che era accaduto tre anni fa per i superamenti di PM10 avuti dal 2006 al 2007, avvenuti in 55 aree, 13 delle quali con l’ultimo rapporto si dimostrano ancora fuori norma. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha dichiarato:

È quanto mai evidente la necessità di un urgente e decisivo piano di intervento che vada finalmente ad incidere sulle politiche relative alle fonti di inquinamento, più volte annunciato, ma ancora mai attivato a livello nazionale.

Le cause si conoscono e le soluzioni ci sono, occorrono la volontà politica e gli strumenti per metterle in campo. Per ridurre le emissioni industriali occorre avviare la rapida approvazione delle Autorizzazione Integrate Ambientali per gli impianti nuovi ed esistenti e promuovere l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per ridurne gli impatti.

Bisogna poi uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili puntando su fonti energetiche rinnovabili; investire nella riqualificazione energetica degli edifici per ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza e l’isolamento termico, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici e affrontare uno dei nodi principali: il trasporto a livello urbano ed extra urbano.

Si spera che il ritorno tra le priorità UE del pacchetto sulla qualità dell’aria, che era stato presentato a fine 2013, e ritirato qualche settimana fa dalla Commissione, possa portare finalmente a un punto di svolta e confermare le ipotesi che parlano di una possibile riduzione di 58 mila morti premature all’anno e di benefici economici stimabili in 40–140 miliardi di euro per anno, per spese di sanità pubblica.

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