Mai più insalate in busta contaminate: lo dice la legge

Mai più insalate in busta contaminate: lo dice la legge

Una nuova legge garantirà maggiore igiene e informazioni ai consumatori di ortaggi di "quarta gamma", le diffusissime insalate in busta

Quanti di noi hanno ormai smesso di acquistare l’insalata al fruttivendolo o al mercato, preferendo le comode buste con foglie “già selezionate, lavate e tagliate”? A prescindere da ogni valutazione ambientale e gastronomica, si tratta senza dubbio di una facile opzione, in linea con la “cucina rapida” quotidiana.

Ma questi prodotti sono salutari? Ricerche hanno dimostrato che in molti casi è presente sempre e comunque una certa “contaminazione microbica” – che tendenzialmente non riguarda le due marche TOP, Bonduelle e Dimmidisì – per cui è sempre consigliabile un risciacquo prima del consumo. A garantire maggiormente il consumatore arriva, però, una nuova legge – che attende soltanto il decreto attuativo dal governo per diventare operativa – che ri-regolamenterà il settore degli ortaggi di “quarta gamma“, con un occhio all’igiene, alla trasparenza delle etichette e all’ecologicità di quest’ultime.

Come dichiarato dal neo-ministro alle Politiche agricole, Saverio Romano:

Abbiamo approvato una legge che migliorerà le garanzie igienico-sanitarie e l’informazione dei consumatori in un settore centrale per l’agroalimentare italiano, colmando un vuoto legislativo che lasciava troppi margini di discrezionalità.

D’ora in poi, quindi, spazio alla tracciabilità degli ortaggi e a precise informazioni sulle modalità di conservazione sulle confezioni dei prodotti. Sulla cui sicurezza nel processo di produzione dà precise assicurazioni anche Domenico Stirparo della AIIPA:

Le verdure di quarta gamma sono sottoposte a un doppio lavaggio industriale e a un trattamento di decontaminazione che ne garantisce la sicurezza igienica. Inoltre, sul piano degli agenti contaminanti, questo è l’unico settore che impiega quasi esclusivamente metodi di coltivazione a lotta integrata, riducendo al minimo i pesticidi chimici. La proliferazione di batteri può dipendere anche dal metodo di conservazione. L’insalata in busta mantiene infatti la sua freschezza grazie alla catena del freddo: va conservata a una temperatura compresa fra i 6 e gli 8 gradi. Eventuali sbalzi termici subiti nell’ambito della grande distribuzione o causati da una scorretta conservazione domestica possono favorire il deterioramento del prodotto. La proposta di legge appena approvata, oltre a stabilire regole di etichettatura, servirà anche a fornire istruzioni chiare al consumatore su come conservare al meglio le verdure confezionate.

Resta da chiedersi se una bella insalata a Km 0, non faccia risparmiare smog e CO2 a sufficienza da essere considerata, in ogni caso, più sana.

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