Lo smog causa 9 milioni di morti all’anno

Lo smog causa 9 milioni di morti all’anno

Si moltiplicano gli studi sullo smog che lo definiscono un problema sempre più urgente da affrontare: ogni anno uccide milioni di persone.

Smog peggio della guerra, uccide una persona ogni 5 secondi. Sono numeri disastrosi quelli diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dai diversi studi che si alternano nel descrivere la preoccupante situazione che riguarda l’aria che respiriamo.

Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ogni anno nel Vecchio Continente le morti premature da imputare all’inquinamento atmosferico sono circa 500 mila. Nel mondo, sostiene l’OMS, circa il 92% delle persone del Pianeta respira aria con polveri sottili oltre i limiti soglia consigliati, che provocano circa 9 milioni di decessi l’anno (in accordo con un recente studio condotto da epidemiologi di 8 diversi Paesi).

Numero che cresce se calcoliamo le 3 milioni di morti causate dall’inquinamento nelle abitazioni, spesso più “sporche” del mondo esterno, dove le polveri vengono in larga arte generate dall’uso dei combustibili fossili per il riscaldamento interno.

Senza dimenticare che lo smog è responsabile anche di una lunga serie di malattie che peggiorano la qualità della vita. Patologie come asma, tumore ai polmoni, perdita di capacità cognitiva e persino nel campo della ricerca si inizia ad affermare che l’aria malsana incide sulla nostra felicità: le particelle respirate ci rendono in pratica più tristi e scontrosi.

In Europa è l’Italia a possedere l’aria più inquinata. Per l’EEA dei 4 milioni di cittadini che vivono in zone dove si sforano regolarmente i limiti di PM 2,5, ozono e biossido di azoto, addirittura il 95% vive nel Nord del Bel Paese. Pur facendo già più vittime di tutte le guerre nel mondo, la qualità dell’aria è un aspetto spesso sottovalutato sia dai decisori politici che dall’informazione generalista, alla stregua delle altre questioni ambientali che si apprestano a falcidiare sempre più vite.

Basti pensare agli effetti negativi generati da perdita di biodiversità e cambiamenti climatici. Si calcola ad esempio che dal 2030 in poi oltre 250 mila vite verranno spezzate ogni anno da ondate di calore, desertificazione, uragani e inondazioni. Tutti eventi estremi destinati a crescere, nel numero e nell’intensità, senza una seria strategia globale di lotta alla produzione di gas serra.

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