I Lego sopravvivono 1.300 anni nell’oceano

I Lego sopravvivono 1.300 anni nell’oceano

Fonte immagine: Unsplash

I mattoncini Lego potrebbero durare nell'oceano anche 1300 anni: è quanto rivela un nuovo studio condotto nel Regno Unito.

I Lego potrebbero sopravvivere 1.300 anni nell’oceano. È quanto svela uno studio condotto dall’Università di Plymouth, nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution: un singolo mattoncino potrebbe rimanere integro in acqua per oltre un millennio.

La ricerca prende le mosse da un’evidenza: le acque che circondano il Regno Unito sarebbero ricolme di mattoncini Lego, spesso portati sulle spiagge dalle correnti. Dai dati oggi disponibili, si apprende che oltre 2.5 milioni di pezzi sarebbero stati gettati inavvertitamente negli scarichi tra il 2006 e il 2016, tuttavia la maggior parte deriverebbe da un incidente avvenuto nel 1997, quando una nave ha perso in mare il suo carico di 5 milioni di Lego.

I ricercatori hanno quindi voluto confrontare 50 mattoncini presenti lungo le coste britanniche con gli analoghi di nuova produzione. Tramite un’analisi a raggi X, per comprenderne i livelli di usura, è emerso come questi giocattoli in plastica possano resistere all’azione dell’acqua tra i 100 e 1.300 anni. Così ha spiegato Andrew Turner, uno degli autori dello studio:

I lego sono uno dei più popolari giochi per bambini nella storia, parte di questo fascino è dovuto alla loro durata. Tuttavia, l’estensione di questa durata ci ha stupito.

Alcuni dei pezzi raccolti dall’oceano sono stati fabbricati indicativamente tra il 1970 e il 1980. Sebbene vi fossero dei segni di usura, come lo scolorimento della superficie o piccole schegge di plastica mancante, per la gran parte sono risultati pressoché intatti. Il grado di decomposizione appare poi molto variabile: alcuni mattoncini avevano perso il 40% della loro massa dopo l’esposizione all’acqua marina, altri solo il 3%. Molto dipende dallo spessore della stessa plastica: i Lego più piccoli, come facile intuire, tendono a decomporsi con più facilità.

Fonte: LiveScience

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