Legge vivisezione: AIDAA minaccia ricorso alla Consulta

Legge vivisezione: AIDAA minaccia ricorso alla Consulta

La ricezione della Direttiva sulla vivisezione non cambierà le cose. Lo afferma AIDAA, che minaccia il ricorso alla Consulta in caso di approvazione.

L’emendamento Brambilla non cambierà le cose in materia di sperimentazione sugli animali. Nessun reale passo in avanti, la vivisezione resterà una realtà in Italia. A sostenerlo è l’AIDAA, che si scaglia contro il testo approvato in questi giorni dalla Commissione referente della Camera e in procinto di divenire legge. L’accusa è di rendere ancora più instabile il quadro normativo introducendo una norma che l’associazione ritiene in contrasto con la legislazione vigente in materia di tutela dei diritti degli animali (legge 281/91).

Una battaglia contro il decreto di ricezione della Direttiva europea in tema di vivisezione che AIDAA si dichiara disposta a portare anche in Corte Costituzionale. Sperimentazione sugli animali che resta perciò legale per fini bellici, di alta formazione medica e scopi scientifici legati alla salute dell’uomo, potenzialmente quindi relativi alle industrie farmaceutiche.

In particolare, queste le novità contenute nel testo presentato in Commissione. Le lettere sono in riferimento all’articolo 3-bis del testo:

b) vietare l’utilizzo di scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via d’estinzione a meno che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali o internazionali o non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, condotte in conformità ai principi della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, previa autorizzazione del Ministero della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità;

c) vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale;

Critica AIDAA anche in merito alla possibile chiusura di Green Hill in virtù proprio del punto c) del sopracitato Articolo 3-bis. Queste le parole di Lorenzo Croce presidente nazionale dell’associazione:

Non ci vengano a dire che il nostro ricorso bloccherà la chiusura di Green Hill, quell’allevamento vergogna può essere chiuso con una leggina di un articolo della regione Lombardia e i cani possono essere sequestrati, cosa tra l’altro non prevista dal cosiddetto emendamento Brambilla. Quello che ci domandiamo è perché fino ad ora non si è ricorsi alla legge regionale ma si è voluti invece a tutti i costi seguire questa strada che è assurda inserendo il divieto in una legge che invece contempla la vivisezione e la favorisce.


Il fatto che ci si trovi di fronte ad una legge contenente ambiguità e scarsa iniziativa nel limitare la pratica della vivisezione appare immediato. Così come è ormai sentita da un numero sempre crescente di italiani l’esigenza di una legge che sappia davvero mettere freno alla sperimentazione sugli animali. Un provvedimento che non lasci però spazio ad interpretazioni, ma che sappia stabilire in maniera chiara e netta i margini oltre i quali questa pratica non possa spingersi. In attesa della sua definitiva abolizione.

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