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Legambiente: Jovanotti ci aiuti a organizzare un Live Aid contro i cambiamenti climatici

Legambiente: Jovanotti ci aiuti a organizzare un Live Aid contro i cambiamenti climatici

Fonte immagine: Pagina ufficiale Jovanotti

Jovanotti ha attaccato le associazioni ambientaliste italiane, chiamando in causa Legambiente, ecco la risposta di Stefano Ciafani all'artista.

Jovanotti ha sferrato nelle scorse ore un duro attacco nei confronti del mondo ambientalista definendolo “più inquinato della scarico della fogna di Nuova Delhi!”. Nel lungo post pubblicato su Facebook l’artista ha tirato in ballo direttamente Legambiente (seppure sbagliandone la grafia in Lega ambiente) accusando l’associazione di aver attaccato in modo pretestuoso il Jova Beach Tour.

Abbiamo contattato pertanto Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, per rivolgergli alcune domande sull’accaduto e per capire quale sia la posizione di Legambiente relativamente allo sfogo pubblico di Lorenzo Cherubini.

Ciafani che cosa ne pensa dei toni usati da Jovanotti?

“Le parole di Jovanotti mi hanno colpito. Mi ha colpito che abbia utilizzato quei toni perché, per quanto ci riguarda, non c’è nessun tipo di inimicizia, competizione e voglia di screditare le altre associazioni ambientaliste, tanto meno il WWF che è un’associazione nazionale con cui lavoriamo da tanti anni insieme a Greenpeace. Legambiente, Greenpeace e WWF lavorano da tanti anni per i grandi temi: dalla lotta ai cambiamenti climatici alla lotta al carbone, dalla lotta alle trivellazioni di petrolio a quella contro il nucleare, fino, ultimamente, al miglioramento del Piano Nazionale Energia e Clima che il governo uscente ha presentato.

Proprio ieri mattina avevo sentito Donatella Bianchi, presidente del WWF, per parlare di come approcciarsi ai temi ambientali che sono nel programma del governo Conte bis. Non esiste nessuna fogna tra gli ambientalisti italiani. Ci sono alcune sigle piccole o medie che alimentano le polemiche per uscire sui giornali, per farsi un po’ di pubblicità anche inventandosi cose che non esistono ma non bisogna generalizzare e non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Noi nella fattispecie, visto che ci tira in ballo esplicitamente, abbiamo fatto rilievi puntuali su tre tappe: Lido degli Estensi, Policoro in Basilicata e Roccella Jonica in Calabria. Non abbiamo mai contestato Il Jova Beach Tour, non abbiamo mai contestato Jovanotti che è anche un artista che apprezzo personalmente per le battaglie che fa. Pensiamo, perché lo facciamo dal 1989, che la musica sia uno straordinario strumento per far passare messaggi, tanto è vero che dal 1989 iniziammo l’esperienza di Festambiente, un festival dove transitano tra le 80 e le 100.000 persone che attraverso la musica intercettiamo per far passare i nostri messaggi sull’ambiente. Trenta anni fa abbiamo iniziato questa attività e siamo convinti che queste cose vadano fatte per bene. Noi nella nostra festa nazionale da trent’anni non utilizziamola plastica usa e getta, utilizziamo acqua di rubinetto, serviamo cibo biologico, facciamo la raccolta differenziata, promuoviamo la mobilità collettiva, usiamo le rinnovabili e azzeriamo le emissioni.

Noi facciamo queste cose già da 30 anni, ed è giusto che Jovanotti abbia deciso di iniziare un percorso di questo tipo”.

L’esempio di Festambiente è stato seguito anche da altri festival musicali?

“Sì, quest’anno, il giorno di Ferragosto, i principali festival italiani hanno deciso di firmare un protocollo con noi per replicare il modello di Festambiente. Hanno firmato il protocollo il Concertone del Primo Maggio a Roma, Arezzo Wave, Umbria Jazz, la Notte della Taranta di Melpignano, la rete di Keep On, una rete dei festival sostenibili che vogliono fare dalla prossima edizione quello che noi facciamo da trent’anni nella nostra festa nazionale. Su questo tema c’è una grande attenzione dei cittadini ed è bene che gli artisti vadano in questa direzione, è chiaro però che bisogna fare le cose con grande cautela perché ci vuole un attimo a scatenare delle polemiche e poi oggi sui social network tutto diventa un inferno”.

Quali sono state le criticità che avevate sollevato nelle tre location di Lido degli Estensi Policoro e Roccella Ionica?

“Al Lido degli Estensi c’era un problema di dune e di nidificazione del fratino, mentre nei due siti in Basilicata e Calabria c’era un problema di nidificazione delle tartarughe Caretta Caretta. Queste sono le questioni puntuali, ma come ho già detto si tratta di questioni specifiche.

Non abbiamo mai contestato che si facesse un mega evento in spiaggia, abbiamo sempre contestato la localizzazione di questi eventi e in particolare di questi tre che ho già citato. Così come a Ladispoli si è deciso di spostare il concerto si sarebbe potuto agire nello stesso modo anche per i tre eventi che contestiamo.

Noi crediamo fermamente alla musica che amplifica il nostro messaggio a favore dell’ambiente anzi è fondamentale, lo abbiamo sempre fatto con Festambiente e continueremo a farlo. Spero che tutte queste polemiche che si sono scatenate si possono trasformare in qualcosa di positivo. Lo scorso inverno siamo stati contattati da una star nazionale a livello di Jovanotti per associare il nostro nome e il nostro logo al tour in programma. Abbiamo chiesto subito alcune condizioni imprescindibili per poter legare il nostro nome a questo tour, purtroppo non tutte queste condizioni erano garantite e così abbiamo deciso di non concedere il nostro logo. Noi abbiamo un unico patrimonio che è la credibilità dell’associazione, una credibilità costruita in 39 anni di vita e che possiamo perdere per una sciocchezza”.

Vuole dire qualcosa a Jovanotti?

“Noi pensiamo che i tour di tutti gli artisti debbano iziare un percorso di sostenibilità e sarebbe bello che Jovanotti, insieme ad altri artisti, ci aiuti ad organizzare un evento simile al Live Aid. Nel 1985 quell’evento fu dedicato a sconfiggere la fame in Africa, nel 2005 è stato fatto un altro Live Aid durante il G8 in Scozia per l’azzeramento del debito dei Paesi poveri nei confronti dei paesi ricchi.
Tra 6 anni il tema del quarantennale del Live AID deve essere per forza la lotta alla crisi climatica e al marine litter, le due emergenze ambientali che riguardano tutti i continenti e tutto il pianeta. Sarebbe bello se Jovanotti, insieme a tanti altri artisti italiani, ci aiutasse a costruire questo percorso verso il 2025 e insieme proponessimo a Bob Geldof di fare un evento su questi temi, costruendo man mano la sostenibilità di tutti gli eventi musicali in Italia. Questa sarebbe la risposta migliore al polverone scatenato dalle dichiarazioni di Jovanotti”.

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