Le Regioni dicono “no” al nucleare

Le Regioni dicono “no” al nucleare

I presidenti delle regioni fino a qualche giorno fa favorevoli al ritorno del nucleare rivedono le proprie posizioni, a seguito della tragedia che sta interessando le centrali giapponesi

Quanto sta accadendo in Giappone, in particolare a Fukushima, ha portato alcuni rappresentanti delle istituzioni nostrane a rivedere la propria posizione in merito alla possibilità di realizzare nuovi impianti nucleari in Italia. Anche tra le regioni che lo scorso anno avevano ben accolto l’ipotesi avanzata dal governo di installare le nuove centrali sul proprio territorio, ovvero Lombardia, Piemonte, Campania e Veneto, si registrano i primi dietrofront.

Luca Zaia (Lega Nord) ha rivisto la propria posizione e opposto il suo no al progetto, dichiarando che fino a quando ricoprirà il suo ruolo non saranno installati nuovi reattori in Veneto, in quanto la morfologia della regione non presenta le caratteristiche necessarie. Dello stesso parere Stefano Caldoro (PdL), che si rimette alla decisione degli esperti per quanto riguarda la Campania, ricordando però che “In Italia vi è un gap energetico da colmare e, per questo motivo, non bisogna effettuare scelte ideologiche”. Questo nonostante, secondo quanto riportato da Repubblica, ieri si sia registrata una scossa del terzo grado proprio nei pressi di Benevento.

Cauto sul tema anche Roberto Formigoni (PdL) per la Lombardia, che ha parlato di rischi ben più contenuti rispetto al Giappone in termini di sismicità del territorio. “La nostra regione è autosufficiente per quanto riguarda la produzione di energia”, ha dichiarato, “e di questo bisognerà tenere conto quando si penserà a dove far sorgere le nuove centrali”.

Per il Piemonte si è pronunciato Roberto Cota (Lega Nord), con un discorso del tutto simile a quello già riportato per il Veneto: “Dire no in questo momento al nucleare sarebbe da ipocriti, anche perché ci sono molte centrali francesi vicine al nostro territorio, ma il Piemonte non offre caratteristiche adatte a ospitare nuovi impianti”. Il terremoto in Giappone, a quanto pare, deve aver aperto gli occhi su caratteristiche dei territori fino a pochi giorni fa sconosciute ai suoi rappresentanti.

Meno preoccupato invece Raffaele Lombardo (Movimento per le Autonomie), che dalla Sicilia ricorda come il rischio sismico in Italia sia di gran lunga inferiore rispetto a quello che interessa il paese nipponico. Emilia Romagna, Puglia, Lazio, Toscana e Basilicata restano invece coerenti con la posizione assunta in passato, continuando ad opporre il proprio secco no all’ipotesi di un ritorno al nucleare.

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