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Latte di Chernobyl radioattivo a oltre 30 anni dal disastro nucleare

Latte di Chernobyl radioattivo a oltre 30 anni dal disastro nucleare

Fonte immagine: zirconicusso / Freepik

A 200 chilometri da Chernobyl si produce ancora oggi latte contaminato da alti livelli di radiazioni: sono trascorsi 32 anni dal disastro.

Il latte di mucca proveniente da fattorie private in Ucraina è ancora altamente contaminato dalle radiazioni emesse in seguito al disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto nel 1986. A 32 anni dal terribile incidente i livelli di radioattività sono ancora troppo alti, come rilevato da una ricerca, condotta da Greenpeace Research Laboratories presso l’Università di Exeter e dall’Ukrainian Institute of Agricultural Radiology, i cui risultati sono stati pubblicati su Environmental International.

Nello specifico sono stati prelevati dei campioni di latte in 14 fattorie private che distano 200 chilometri dall’ex centrale, e in almeno 6 di quelli analizzati i livelli di radioattività superano la soglia di sicurezza per gli adulti (100 Bq/L), mentre 8 di queste fattorie producono un latte che supera i 40 Bq/l, la soglia di sicurezza fissata per i bambini. Come spiegato dalla dottoressa Iryna Labunska, dei Greenpeace Research Laboratories dell’Università di Exeter:

Più di 30 anni dopo il disastro di Chernobyl la gente è ancora esposta abitualmente al cesio radioattivo, attraverso il consumo di alimenti base locali,quale appunto il latte, nelle zone interessate dal disastro nucleare. Molte delle persone di quest’area possiedono una mucca per il latte e i bambini ne sono i principali consumatori.

Sebbene il livello di contaminazione al suolo nelle aree esaminate non sia estremamente elevato, il cesio radioattivo continua ad accumularsi nel latte e in altri alimenti; in questo modo gli abitanti di questi villaggi sono esposti cronicamente alla radioattività e questo comporta gravi rischi, soprattutto per i bambini.

Scoperte anche contaminazioni nelle patate e in alcuni allevamenti di maiali, anche se in quest’ultimo caso l’inquinamento radioattivo avverrebbe a causa dei mangimi utilizzati.

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