La Nasa sta spedendo vermi sulla ISS: ecco perché

La Nasa sta spedendo vermi sulla ISS: ecco perché

Fonte immagine: iStock

Un esperimento della NASA manderà dei vermi nello spazio, l'obiettivo è capire meglio quali cambiamenti possano subire gli astronauti lontano dalla Terra.

Non è un film di fantascienza con un sapore splatter ma uno dei nuovi programmi di ricerca della Nasa, ultimamente molto vivace sotto la guida del nuovo direttore Jim Bridenstine che ha aperto ancora di più al contributo delle società private. L’agenzia spaziale statunitense ha infatti appena inviato 36mila microscopici vermi sulla Stazione spaziale internazionale (ISS) a bordo della capsula Dragon di SpaceX, la società del vulcanico Elon Musk.

Perché quest’invasione di vermetti? L’obiettivo è capire per quale ragione gli astronauti, durante le missioni spaziali, specialmente quelle più lunghe che toccano anche i sei mesi di permanenza a bordo della ISS, perdano peso e soprattutto massa muscolare. Un fenomeno che può arrivare anche a coinvolgere il 40% del peso e compromettere lo svolgimento dei compiti assegnati a ciascun cosmonauta: se progressivamente si indeboliscono e perdono tonicità, si stancano prima e hanno meno lucidità a disposizione per il lavoro di bordo e gli esperimenti.

Tornando ai vermetti, si tratta di Caenorhabditis elegans, vermi così piccoli da poter essere visti solo al microscopio già usati in passato per altri esperimenti spaziali e che – sorpresa! – condividono alcune caratteristiche fisiologiche con l’homo sapiens. Nello Spazio inizieranno a riprodursi e, dopo aver raggiunto la maturità in circa sette giorni, saranno debitamente congelati e rispediti a Terra alla prima occasione utile.

Dalle analisi della loro evoluzione gli scienziati degli atenei di Exeter e Nottingham, che sovrintendono il progetto, sperano ovviamente di capire qualcosa di più sui cambiamenti subiti dagli astronauti nelle loro esperienze fuori dal pianeta. Non solo: fra gli obiettivi c’è anche quello di approfondire le ragioni e le origini di alcune patologie che riguardano la collettività, patologie croniche che toccano milioni di persone nel mondo, come il diabete. Magari immaginando nuove terapie per affrontarle. A far loro compagnia ci sono anche 40 topolini, che verranno usati sempre per esperimenti sull’invecchiamento dell’organismo.

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