La Grande barriera Corallina contaminata dalle polveri di carbone

La Grande barriera Corallina contaminata dalle polveri di carbone

L’allarme lanciato da un gruppo di ricercatori che accusano il governo australiano di aver oscurato le notizie sugli enormi danni derivanti dallo sviluppo dei porti e dagli scarichi agricoli.

La Grande Barriera Corallina australiana è a rischio collasso: a lanciare l’allarme è un gruppo di scienziati che ha riferito i propri rilevamenti al Senato federale. Secondo i dati, nei prossimi 40 anni la Barriera potrebbe perdere la capacità di rigenerarsi, com’è già avvenuto lungo il corso della storia e i pesci nei dintorni potrebbero scomparire.

Il Senato australiano ha indetto una commissione per indagare sulla gestione della Barriera da parte del governo statale del Queensland e del governo federale: a distruggere un patrimonio del genere concorrono soprattutto, secondo il rapporto dell’Istituto australiano di scienze marine (AIMS), lo sviluppo costiero e gli scarichi agricoli.

I sedimenti costieri al largo del porto di Hay Point e di Abbot Point sono contaminati da residui di carbone: quantità che superano abbondantemente le linee guida australiane. Le polveri di carbone, secondo i ricercatori, si sono diffuse a centinaia di chilometri dai porti.

I ricercatori AIMS, inoltre, accusano le autorità australiane di aver pubblicato rapporti sullo stato di salute della Barriera, che contenevano diverse carenze: in particolare, le autorità avrebbero nascosto i dati sul suo declino. E questo, secondo i ricercatori, sarebbe dovuto al conflitto di interesse esistenti fra costruttori e coloro che devono eseguire le valutazioni di impatto ambientale.

Il report AIMS conferma anche i rilievi effettuali dall’Australian Coral Reef Society: da quando l’area è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale, nel 1981, la copertura di coralli si è dimezzata.

Alle due organizzazioni, fa eco Terry Hughes, professione alla Cork University e direttore dell’Australian Research Council:

Le polveri si sono accumulate ovunque sulla Grande Barriera Corallina, non solo in prossimità dei siti di dragaggio o vicino ai porti stessi: le valutazioni sull’impatto ambientale, effettuate dai sostenitori durante le fasi di pianificazione dello sviluppo portuale, erano decisamente errate.

Secondo i detrattori del governo australiano, l’unico modo per dare respiro alla Barriera è bloccare subito tutte le nuove autorizzazioni ai lavori di dragaggio e creare una nuova tutela, non solo formale, per la Barriera.

Hughes ha concluso:

Penso che questa sia nuova prova del declino della Barriera: se non si revocano i permessi per i lavori, un patrimonio inestimabile andròà perduto.

 

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