La fattoria dei nostri sogni: recensione

La fattoria dei nostri sogni: recensione

Fonte immagine: Stefano Finesi (AreaStampa)

La fattoria dei nostri sogni è un documentario che narra la storia di due coniugi intenti a costruire un’enorme fattoria seguendo i criteri della coltivazione biologica.

In queste giornate drammatiche per il nostro amato Pianeta Terra devastato da incendi senza pari che oltre a bruciare l’Amazzonia, il polmone del mondo, inaridisce anche i nostri cuori e ci preoccupa sempre più per la nostra sopravvivenza, sta per arrivare al cinema una bella storia (vera) dedicata all’uomo e alla natura che ci infonde un minimo di speranza e di consapevolezza per il futuro.

Atteso per il 5 settembre nelle sale e distribuito dalla Teodora Film, La fattoria dei nostri sogni, è un docu-film autobiografico che mette insieme otto anni di vita vissuta da Molly e John Chester, che ne firma anche la regia, partendo da quello che era un sogno fino a giungere al suo raggiungimento attraverso un viaggio continuo di scoperta, lotta, rispetto e consapevolezza verso la natura.

Incontriamo i coniugi Chester nel loro appartamento di Los Angeles alle prese con una quotidianità un po’ troppo stretta e soffocante: Molly è una cuoca e una food blogger specializzata in cucina salutare alla cui base vi sono sempre ingredienti coltivati e allevati con i corretti criteri. John è un cameraman specializzato in documentari naturali sempre in giro per il mondo. Entrambi coltivano il sogno di fondare una propria fattoria lontana dal caos cittadino dove vivere in armonia con la terra. L’inizio della nuova vita arriva da un primo, piccolo grande “flagello” che piomba su di loro, uno dei tanti che dovranno affrontare, e che li temprerà: lo sfratto esecutivo a causa di Todd, il cane trovatello che hanno adottato e che, però, non fa altro che abbaiare tutto il giorno quando non ci sono.

Grazie a una rete di aiuti e di capitali riescono ad acquistare una grandissima proprietà terriera a un’ora dalla città degli angeli totalmente inaridita e devitalizzata dalle monoculture che contraddistinguono la zona. L’impatto con la nuova esistenza non è dei migliori, immediatamente sono presi dal panico e dal senso di incapacità di restituire nuova linfa a tutta quella terra che non vede e genera vita da molto tempo. Non si arrendono e si affidano ad Alan York, uno dei massimi esperti di agricoltura tradizionale che con il tempo diverrà il loro mentore e il quale insegnerà loro che per far risorgere quel posto è necessario ricreare la normale e naturale biodiversità tra piante, animali e uomini.

Soprattutto la lezione morale che donerà loro come testamento spirituale dopo la sua morte sarà la pazienza e lo spirito di osservazione di tutto quello che accade intorno a loro. Sì perché diventare agricoltore e allevatore è una scoperta continua, è sacrificio, è attesa, è imparare ad affrontare flagelli come siccità, parassiti, incendi, fino a trovare equilibrio e serenità nella “disarmonia sostenibile” che proprio Madre Natura ci impone e ci chiede di rispettare. E questa è la più bella lezione che l’opera di Chester ci regala oltre a delle riprese e a un montaggio che tolgono il fiato e mostrano in ogni fotogramma la magnificenza del nostro Pianeta.

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