Jeff Bezos contro i negazionisti climatici

Jeff Bezos contro i negazionisti climatici

Jeff Bezos contro i negazionisti climatici: non è ragionevole, secondo il magnate, che nel 2020 esistano persone che rifiutano i cambiamenti del clima.

Jeff Bezos è tornato a parlare di clima, a un paio di giorni dalle polemiche apparse sui social in merito alle sue donazioni per gli incendi in Australia. In occasione del summit Smbhav di Amazon, una convention per le piccole e medie aziende indiane, il fondatore del colosso del commercio si è voluto rivolgere ai negazionisti climatici. Secondo il magnate, nel 2020 è impensabile che ancora molte persone neghino i cambiamenti climatici, un atteggiamento che trova peraltro pericoloso.

Quello dei negazionisti climatici – coloro che non ritengono sia in corso un processo di peggioramento delle condizioni del clima, dovuto alle attività dell’uomo – è un fenomeno diventato sempre più grande negli ultimi anni. Complici anche i social network, e la velocità con cui informazioni non verificate riescono a circolare, sempre più persone si sono convinte che temi quali il surriscaldamento globale siano un’invenzione, se non un vero e proprio complotto. Per questa ragione, Jeff Bezos ha voluto esprimere un duro parere:

Tutti coloro che oggi non riconoscono che il cambiamento climatico è reale – ovvero che gli umani stanno influenzando questo Pianeta, anche in modo pericoloso – non sono ragionevoli. Questo è un grande problema e servirà un’azione collettiva in tutto il mondo per progredire e superarlo.

Come sottolinea CNBC, Amazon ha deciso di implementare un’agenda verde per le proprie operazioni, allo scopo di raggiungere i limiti previsti dall’Accordo di Parigi – di recente rifiutato dall’amministrazione Trump – con 10 anni d’anticipo. Il colosso sta implementando energie rinnovabili per tutte le sue operazioni, con l’obiettivo di raggiungere il 100% entro il 2030, inoltre ha avviato sperimentazioni plastic-free in India e dei test per sistemi di consegna basati su veicoli elettrici.

Quando una compagnia grande come Amazon, con 700.000 dipendenti e un footprint globale elevato, fa qualcosa del genere, può spostare l’ago della bilancia. Perché non riguarda solo Amazon, riguarda tutta la nostra catena di fornitura.

Fonte: CBNC

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