Iter: la fusione nucleare “calda” continua il suo sviluppo

Iter: la fusione nucleare “calda” continua il suo sviluppo

Il progetto ITER, pur con i suoi ritardi, arriva a una prima conclusione del progetto pilota. Quasi ultimata l'unità di contenimento.

Qualcuno dei nostri lettori si ricorderà del progetto ITER. Finanziato internazionalmente dalla UE, così come da altri Paesi come la Russia, USA, Cina, Giappone e India, si tratta probabilmente del più grande settore di ricerca sul nucleare. Certo, stando alle dichiarazioni di intenti, anche i vari progetti sulla fusione fredda non sono da meno, ma la vastità di finanziamenti percepiti in più di 20 anni di lavoro rende ITER una storia a sé stante.

Per chi non ricordasse esattamente di cosa si tratti chiariamolo subito: sono ricerche volte a costruire un reattore a fusione nucleare “calda”. In pratica l’idea è quella di realizzare sulla terra le stesse reazioni che avvengono nel sole, tramite un processo per cui l’energia ricavata sia superiore a quella immessa per avviarlo. Per maggiori chiarimenti tecnici rimandiamo a un nostro vecchio approfondimento.

La crisi economica ha comunque fatto sentire la sua pesante influenza sul progetto. La Francia è riuscita a farsi assegnare anni fa l’onere di ospitare il primo reattore di questo tipo e ciò ha comportato che le maggiori spese fossero a carico suo e degli altri Paese della Comunità Europea. Già nel 2006, stretta dai morsi della crisi, l’UE aveva ottenuto di far slittare di un anno l’accensione del primo plasma – ora prevista per il 2019.

Eppure nonostante questi ritardi e la lunga data di scadenza dei lavori, si parla di finire il primo reattore da 500 MW nel 2026, la notizia è che il tokamak, ovvero l’unità che dovrà ospitare le parti del reattore, è quasi finito. E questo rispettando i piani di lavoro prestabiliti.

Le premesse, allora, dicono che tra 14 anni avremo il primo reattore a fusione “calda”. Nessun uso civile, però, solo sperimentale. Per avere nelle nostre case l’energia di tali nuovi reattori passeranno probabilmente ancora decenni. La nostra speranza – in fondo stiamo parlando di nucleare – è che per allora rinnovabili e qualche nuova invenzione (molti direbbero al fusione fredda) abbiano già sostituito l’attuale nucleare e le fonti fossili.

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