Ispezioni NAS nei ristoranti etnici: irregolare uno su due

Ispezioni NAS nei ristoranti etnici: irregolare uno su due

Fonte immagine: Free-Photos via Pixabay

Prodotti avariati, cucine e depositi privi dei più elementari requisiti igienico-sanitari, materie prime senza tracciabilità: uno scenario inquietante.

Alimenti in cattivo stato di conservazione, protocolli igienico-sanitari non tenuti completamente ignorati, utilizzo di alimenti con etichettature non in lingua italiana o prive di informazioni utili per ricostruirne la rintracciabilità, materie prime importate nonostante i divieti. È il quadro preoccupante che emerge dalle ispezioni dei NAS del solo mese di maggio.

Una serie di controlli a tappeto che hanno interessato 515 attività commerciali su tutto il territorio nazionale, con particolare preferenza per i cosiddetti “all you can eat” e i take away. I numeri dell’operazione mostrano uno squarcio inquietante sulle attività di ristorazione etnica nel nostro Paese: quasi un’attività su due (circa il 48%) presenta irregolarità dal punto di vista della sicurezza alimentare. Un dato che diventa preoccupante, se associato anche alle irregolarità di grossisti e depositi di prodotti etnici, riscontrate nel 41% dei casi.

Accertamenti che hanno scoperto anche casi più gravi come lo stoccaggio non corretto dei prodotti, l’uso di depositi abusivi e cucine prive dei più elementari requisiti igienico-sanitari. Non sono mancate le conseguenze penali: oltre 20 le attività commerciali chiuse per decisione dell’autorità sanitaria, per un valore commerciale complessivo di 5 milioni e 300 mila euro.

Non sono mancati i riscontri anche nell’ambito riguardante l’importazione di materie prime. Sebbene i servizi di ristorazione utilizzino prevalentemente derrate alimentari di origine nazionale o dell’UE, non sempre la loro qualità e igiene è assicurata lungo la filiera gestionale dei prodotti.

Complessivamente sono state sequestrate 128 tonnellate di prodotti irregolari a causa dell’assenza di tracciabilità e del cattivo stato di conservazione, per un valore commerciale di circa 232 mila euro. Una maxi operazione che ha trovato il plauso del ministro dell’Ambiente Giulia Grillo, che ha commentato:

Non si mette a rischio la salute dei cittadini con pratiche illegali per mantenere i prezzi stracciati. Spesso manca la conoscenza del nostro sistema di regole che è tra i più avanzati a livello mondiale e su questo bisogna lavorare. Grazie ai nostri Carabinieri del NAS che fanno luce su un settore in grande espansione e di grande richiamo soprattutto per le generazioni più giovani. A tutela di tutti sia ben chiaro che etnico non deve far rima con fuorilegge.

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