L’Islanda non ha cacciato balene nel 2019

L’Islanda non ha cacciato balene nel 2019

Fonte immagine: Pixabay

Nel corso del 2019 l'Islanda non ha catturato e ucciso balene: le principali compagnie di pescherecci hanno deciso di rinunciare alla pratica.

Importante risultato per la conservazione dei grandi cetacei marini: l’Islanda, uno dei tre Paesi mondiali che ancora permette la caccia a questi animali per scopi commerciali, nel corso del 2019 non ha provocato la morte di alcuna balena. Il tutto nonostante il governo centrale avesse garantito, all’inizio dello scorso anno, le opportune licenze a pescherecci e compagnie commerciali. Si tratta di un traguardo in qualche modo storico, un obiettivo che non si ripeteva dal 2002, forse raggiunto anche a un improvviso cambio di rotta nelle scelte alimentari dei consumatori locali.

Così come riferisce The Conversation, nel corso del 2019 i pescherecci islandesi hanno rinunciato alla cattura di balene. Una svolta intravista già a giugno, a ridosso delle migrazioni di questi cetacei, quando le due principali compagnie locali avevano spontaneamente deciso di sospendere le attività per l’anno in corso. Nonostante i gruppi in questione avessero ottenuto le opportune licenze, l’imposizione di nuove leggi sulla pesca lungo le coste avrebbe reso la cattura di cetacei poco allettante. L’estensione di una “no-fish zone”, unita a un calo della domanda, avrebbe richiesto alle compagnie di investire somme di denaro troppo elevate in relazione ai possibili guadagni.

L’Islanda – insieme alla Norvegia e al Giappone – è uno dei tre Paesi mondiali che ancora ammette la caccia alle balene, nonostante la moratoria internazionale voluta nel 1986 dall’International Whaling Commission. La Norvegia ne permette la cattura a scopo commerciale, mentre il Giappone ne autorizza l’uccisione per “ragioni scientifiche”, anche se negli anni questa giustificazione ha portato a fitte polemiche in tutto il mondo. L’Islanda aveva deciso di sospendere la caccia commerciale negli anni ’90 ma, data la forte domanda anche a livello mondiale, ha ripristinato la pratica nel 2002. A partire dal 2014, così come sempre The Conversation ricorda, il Paese si è però trovato ad affrontare difficoltà sempre più aspre: diverse nazioni europee hanno infatti iniziato a negare l’accesso ai porti ai pescherecci islandesi, interrompendo eventuali rotte commerciali con possibili acquirenti giapponesi.

Non è però tutto, poiché ad aver influito sul mercato della carne di balena potrebbe essere stato anche un cambio generazionale. Nonostante sia considerata una prelibatezza all’interno della cucina tradizionale islandese, il numero di effettivi acquirenti sarebbe notevolmente calato, soprattutto fra le nuove generazioni. A oggi, la quota di islandesi contrari alla caccia alle balene sarebbe salita a un terzo della popolazione locale, mentre un altro terzo non si dichiara contrario ma non consuma comunque prodotti a base di carne o derivati dai cetacei. Questa combinazione avrebbe portato al crollo della domanda, per un mercato divenuto sempre meno rilevante.

Fonte: The Conversation

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