Intervista ad Agostino Re Rebaudengo, presidente APER

Intervista ad Agostino Re Rebaudengo, presidente APER

Al Festival dell'Energia abbiamo intervistato il presidente di APER Agostino Re Rebaudengo.

A margine del convegno “Energia e politica: quali sono le priorità”, svoltosi questa mattina al Festival dell’Energia 2013 a Roma, abbiamo incontrato il presidente di APER (Associazione Produttori Energia Rinnovabile) Agostino Re Rebaudengo.

Gli abbiamo rivolto alcune domande sulle prospettive del settore, su quali azioni si attendono dal nuovo governo, e su due questioni di attualità, cioè i dazi sul fotovoltaico cinese e gli “ostacoli” che l’AEEG sta opponendo ai SEU, quei sistemi efficienti di utenza su cui ancora si attende una delibera.

Rinnovabili, un 2013 incerto e un 2014 che lo è ancor di più in Italia. Che prospettive vede?

Per quanto riguarda il 2013 esiste una “coda” degli impianti ancora in costruzione delle scorso anno, ma in una situazione di mancanza di quadro, di crisi e sovrapproduzione è ovvio che non si possa registrare un significativo sviluppo. Credo che anche nel 2014 non si registreranno significativi cambiamenti. Si stanno però affacciando nuove tecnologie che potrebbero trovare diffusione, bisogna cioè puntare sull’autoproduzione e la generazione distribuita e in questo senso si aspetta una normativa intelligente e “ragionevole”.

Nuove tecnologie per i pannelli fotovoltaici e sistemi di cogenerazione possono produrre elettricità a prezzi competitivi, ma per fare questo è necessario che si implementi un sistema di regole che svecchino l’attuale situazione che vede un sistema di tariffe che sostanzialmente disincentivano l’uso dell’energia elettrica. Ad esempio se chiedo un contatore di potenza di 6 Kw anziché avere benefici, ho delle penalizzazioni in termini di costi, credo questo sistema debba essere ripensato.

Un fattore di fondamentale importanza sarà la rapidità, se blocchiamo tutto gli altri ci superano. Il nostro grande problema è che a differenza di altri paesi europei non riusciamo ad anticipare la tecnologia sviluppandola, questa è la grande sfida che abbiamo per il domani.

La rete nazionale di distribuzione di energia può diventare meno importante rispetto alla generazione distribuita, ma non bisogna bloccare questo fenomeno perché comporterebbe essere arretrati. Non bisogna rimanere fermi su un concetto.

Che cosa si aspetta dal nuovo Governo e dai ministri Zanonato e Orlando?

Avendo inviato prima delle elezioni una proposta contenente 26 azioni a PD e PDL, e avendo ottenuto risposte positive da entrambi i partiti, mi aspetterei che si parta quanto prima da questi aspetti e si discuta seriamente del futuro delle rinnovabili, ma con questo non vogliamo sottrarci dalla discussione più complessiva del mercato elettrico in Italia.

Sui Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) ancora si attende la delibera dell’AEEG. Come spiega questo “ostruzionismo”, che tipo di problemi sussistono?

Indubbiamente in una sovracapacità produttiva, se si rallenta lo sviluppo di una generazione distribuita c’è maggior richiesta della produzione centralizzata, e ovviamente i produttori sono preoccupati dalla rivoluzione di mercato che si potrebbe produrre. Questa rivoluzione, a mio parere, sarà comunque inesorabile e ostacolarla costituirebbe un’opportunità persa per lo sviluppo del paese.

Dazi sul fotovoltaico cinese, qual è la sua posizione?

In linea di principio è corretto che l’Italia e l’Europa si proteggano da una concorrenza sleale: finiamo per chiudere le nostre imprese perché un governo decide di finanziare le proprie. O lavoriamo tutti con le stesse regole o devono essere apportati correttivi. Dall’altra parte, chi fa impianti utilizzando componenti come i pannelli cinesi meno li paga e meglio è.

Andrebbe trovato un compromesso tra queste due idee che sono un po’ estreme, anche se legittime entrambe. Diciamo che con le spalle al muro credo che sia corretto, in qualche modo, proteggere la libera concorrenza, e se qualche stato eccede negli aiuti in qualche modo inibirne i vantaggi.

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