Insetti commestibili: più antiossidanti che nell’olio d’oliva

Insetti commestibili: più antiossidanti che nell’olio d’oliva

Fonte immagine: Pixabay

Lo rivela uno studio dell'Università di Teramo, secondo il quale sono anche più di quelli presenti nel succo d'arancia.

Già parte della dieta di un quarto della popolazione mondiale, gli insetti rappresentano oggi, per 4 italiani su 10, il cibo del futuro. In attesa che la commercializzazione di questo “novel food” si diffonda davvero anche nel nostro Paese questo alimento, più sostenibile dal punto di vista ambientale rispetto alla carne e al pesce, si sta rivelando dotato di proprietà nutrizionali insospettate.

Uno studio condotto dai ricercatori della facoltà di Bioscienze e tecnologie agroalimentari e ambientali dell’Università di Teramo, e pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition and Sustainable diets, ha scoperto che gli insetti commestibili sono ricchissimi di antiossidanti. Più di quelli contenuti nell’olio d’oliva, sicuramente di più di quelli presenti nel succo d’arancia.

Più nel dettaglio il team ha scoperto che il baco da seta, la cicala gigante e il bruco africano hanno fino al doppio dei valori antiossidanti dell’olio, mentre le cavallette e i grilli ne contengono fino a cinque volte tanto quelli del succo d’arancia fresco. Come ha spiegato l’autore principale dello studio, Mauro Serafini, docente di Nutrizione umana nell’ateneo abruzzese:

Almeno 2 miliardi di persone mangiano regolarmente insetti. Sono un’ottima fonte di proteine, acidi grassi polinsaturi, minerali, vitamine e fibre, ma fino ad ora nessuno li aveva confrontati in termini di attività antiossidante con cibi funzionali classici come l’olio d’oliva o il succo d’arancia.

Lo studio è stato condotto in vitro. Ciò significa che il contenuto di antiossidanti si riferisce all’estratto di acqua e liposolubili ottenuto da ciascun insetto e non a ciò che accade realmente al nostro corpo dopo aver ingerito insetti commestibili. Come ha concluso Serafini:

Non è possibile dire che siano ‘superfood’ perché lo studio è stato condotto in vitro e si tratta di una potenzialità del cibo. Ora bisognerà, con nuove ricerche, capire l’effettiva biodisponibilità degli antiossidanti valutando cosa succede nell’organismo dopo averli mangiati.

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