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Inquinamento del mare: comportamenti sbagliati a casa e in vacanza

Inquinamento del mare: comportamenti sbagliati a casa e in vacanza

Fonte immagine: Pixabay

Nella Giornata Mondiale degli Oceani, scopriamo quali sono i comportamenti sbagliati che determinano l'inquinamento del mare, sia a casa che in vacanza.

Come ogni anno dal 1992 a oggi, l’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, una ricorrenza pensata per spiegare l’importanza di questi patrimoni naturali e per sensibilizzare sull’inquinamento del mare. Ben il 71% della superficie della Terra è infatti ricoperta dall’acqua degli oceani, indispensabile per l’uomo non solo come fonte di sostentamento tramite la pesca, ma anche per la produzione di ossigeno grazie a numerosi microorganismi, la regolazione del clima e la protezione della biodiversità.

Purtroppo negli ultimi decenni le condizioni di mari e oceani sono notevolmente peggiorate, per colpa del marine littering: la comparsa nelle acque di rifiuti di origine umana, quali la plastica.

Una presenza, quella dei rifiuti, che sta fortemente danneggiando l’intero ecosistema marino, minacciando la stessa sussistenza dell’uomo: non solo elementi quali sacchetti, contenitori e reti stanno sempre più uccidendo esemplari come cetacei e tartarughe, ma la diffusione di microplastiche – ovvero frammenti di questo materiale – colpisce anche gli esemplari più piccoli, entrando poi nella nostra catena alimentare. Ancora, a causa dell’inquinamento le barriere coralline si stanno lentamente sbiancando fino a morire, mentre gli scarichi di acque reflue non depurate, scarti industriali e sostanze chimiche stanno rendendo difficile la crescita delle specie vegetali. Ma quali sono i comportamenti sbagliati che si è soliti mettere in atto, sia a casa che in vacanza?

Comportamenti sbagliati a casa

Packaging di plastica

Tanti piccoli comportamenti quotidiani all’interno delle nostre case, di primo acchito del tutto innocui, possono avere conseguenze devastanti sulla protezione degli oceani. Questo perché si tratta di abitudini che vengono ripetute con costanza da milioni di persone in tutto il mondo, continuativamente nell’arco delle 24 ore, rappresentando un danno di difficile risoluzione.

Il primo errore è certamente quello di non provvedere al corretto smaltimento della plastica, anche non seguendo la raccolta differenziata: si stima, infatti, che entro il 2050 nel mare vi saranno più frammenti di questo materiale che pesci. Provvedere all’adeguata raccolta, e soprattutto al suo riciclo, riduce la possibilità che questi oggetti – i quali possono rimanere nell’ambiente anche per 500 anni – raggiungano gli oceani. In questo senso, è anche sbagliato continuare ad acquistare prodotti monouso o usa e getta: meglio preferire confezioni riutilizzabili o, ancora, realizzate in materiali biodegradabili e in fibre naturali.

Il secondo errore frequente è quello di non riutilizzare le buste di plastica, gettandole dopo un singolo uso. Sebbene in Italia siano ormai da tempo vietate nei supermercati e per il banco ortofrutta, sono ancora moltissimi gli esemplari in circolazione. Purtroppo, però, le buste uccidono gli animali marini – i quali le ingoiano scambiandole per prede – e soffocano letteralmente la vegetazione subacquea. Meglio quindi preferire borse in fibra naturale, riutilizzabili e lavabili, e quando non è possibile verificare che il sacchetto sia biodegradabile in conformità alle direttive europee.

Altro sbaglio molto diffuso è quello di acquistare di continuo bottiglie di plastica per il fabbisogno d’acqua quotidiano: fatto salvo per divieti locali, ad esempio in caso di contaminazione, la classica acqua del rubinetto è potabile. Per chi volesse approfittare di una maggiore sicurezza, si possono anche acquistare filtri e depuratori: con una piccola spesa iniziale, si potrà rinunciare del tutto alle soluzioni in plastica. Ancora, è meglio prediligere bibite e bevande alla spina o in contenitori di vetro.

Infine, all’interno dell’abitazione è sempre necessario prestare attenzione agli sprechi – ad esempio riducendo la durata della doccia, oppure chiudendo i rubinetti mentre ci si insapona o si spazzolano i denti – così come al corretto smaltimento di detersivi, sostanze chimiche e farmaci. Una delle abitudini più incomprensibili è quella di usare il WC come scarico per rifiuti di qualsiasi genere, dagli avanzi alimentari fino ai farmaci scaduti, passando per le lenti a contatto e il filo interdentale. Non ultimo, meglio usare sempre detersivi biodegradabili o biologici.

Comportamenti errati in vacanza

Mozzicone in spiaggia

Anche in vacanza si mettono in atto dei comportamenti che possono danneggiare gli oceani. Primo fra tutti la cattiva usanza di abbandonare rifiuti sulle spiagge, nei boschi o in qualsiasi area verde. È invece necessario raccogliere tutti gli scarti prodotti e smaltirli correttamente, seguendo la raccolta differenziata.

Discorso analogo anche per i mozziconi di sigaretta, spesso abbandonati sul bagnasciuga e trascinati dalle onde in mare, poiché poco biodegradabili e scambiati dai pesci per prede. Lo stesso vale per pannolini e tamponi igienici, scarti alimentari, sacchetti, tessuti e tanto altro ancora: nulla deve essere lasciato al proprio destino.

Uno dei comportamenti dannosi meno noti, e confermato di recente da alcuni studi scientifici, è l’usanza di impiegare creme solari poco amiche dell’ambiente. È infatti emerso come le sostanze chimiche contenute in questi prodotti si accumulino in acqua, fino a raggiungere le barriere coralline, sbiancandole. È quindi ideale ricorrere a solari del tutto naturali, oppure leggere le indicazioni in etichetta: l’assenza di principi attivi dannosi è spesso segnalata esplicitamente dai produttori. Naturalmente, sarà necessario accertarsi sull’efficacia del fattore di protezione, per evitare conseguenze anche gravi alla pelle. Allo stesso modo, si sconsiglia di utilizzare detergenti e prodotti per la cura del corpo mentre si è in acqua: il mare non è una grande vasca da bagno.

Infine, è necessario rinunciare all’usanza – purtroppo molto diffusa – di effettuare i propri bisogni fisiologici in acqua. Le feci possono essere molto contaminanti, mentre le urine possono presentare residui di farmaci dannosi per la fauna marina.

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