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Inquinamento: il 50% arriva da riscaldamenti e allevamenti intensivi

Inquinamento: il 50% arriva da riscaldamenti e allevamenti intensivi

Fonte immagine: Photo by Pierre Bouyer on Unsplash

Secondo l'ISPRA allevamenti intensivi e riscaldamento degli edifici producono più della metà delle polveri sottili.

In Italia gli allevamenti intensivi producono più polveri sottili del comparto industriale e di auto e moto messe insieme. A sostenerlo un nuovo studio ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha stimato l’impatto delle polveri sottili “primarie” e “secondarie” presenti in atmosfera.

Secondo lo studio, gli allevamenti sono responsabili del 15,1% del particolato PM 2,5 che circola su suolo italiano (la polvere sottile più pericolosa per la salute che, per via della sua minuscola dimensione, può arrivare a fondo nell’organismo).

La quota, se sommata alle polveri sottili prodotte dal riscaldamento degli edifici (il 38%) rappresenta in pratica più della metà del PM 2,5 nostrano. Cifra che ridimensiona gli effetti positivi che il semplice “blocco del traffico” è in grado di generare, un provvedimento spesso sbandierato come soluzione allo smog urbano.

Polveri sottili: primarie e secondarie

Per comprendere meglio l’analisi, occorre fare chiarezza sul metodo innovativo sviluppato da ISPRA, che in pratica ribalta la classifica dei settori inquinanti. Se consideriamo, infatti, solo il PM primario, il contributo degli allevamenti intensivi è minimo: pari all’1,5%. Una volta che, però, il PM primario si combina con quello secondario, attraverso reazioni chimiche con gli altri gas presenti in atmosfera tipo l’ammoniaca (NH3, prodotta per il 76,7% stesso dal comparto allevamenti), si genera una quantità maggiore di particolato.

Questa, dunque, la classifica stilata in base alla metodologia utilizzata: il primo produttore di PM 2,5 è, come detto, il settore del riscaldamento (38%) degli edifici, dove grossa parte del particolato è generato dalla combustione di legna, al secondo posto quello degli allevamenti intensivi (15,1%), seguono l’industria (11,1%), i veicoli leggeri (auto e moto, 9%), i veicoli pesanti (camion, 7,1%), il settore agricolo (6,7%), navi e aerei (5%), la produzione energetica (4,8%), e altre fonti inquinanti (3,2%).

Mentre tutti gli altri hanno ridotto negli anni la quantità di smog generato, il settore del riscaldamento e quello degli allevamenti sono gli unici ad averla aumentata, motivo per cui l’ISPRA intende ora far chiarezza sull’argomento. Non va dimenticato, infatti, che i problemi connessi alla qualità dell’aria italiana sono molteplici, si va dai costi sostenuti dal settore sanitario italiano al numero crescente delle malattie legate alla respirazione nei bambini. Senza dimenticare, infine, che in Italia il 7% di tutte le morti dovute a cause naturali è imputato proprio all’inquinamento atmosferico.

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