Inquinamento e Covid: aumento del 15% delle morti

Inquinamento e Covid: aumento del 15% delle morti

Fonte immagine: Pixabay

L'inquinamento aumenta il numero di morti da Covid, peggiorando i sintomi: è quanto rivela una nuova ricerca internazionale.

L’inquinamento atmosferico può peggiorare i sintomi dell’infezione da Covid, aumentando anche del 15% il numero delle morti. È quanto rivela uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Cardiovascular Research, realizzato da un team di esperti universitari internazionali.

Dai dati raccolti, emerge un chiaro collegamento tra l’esposizione continuata a smog e le forme più gravi di infezione da coronavirus, un fatto che dovrà essere tenuto in debita considerazione per elaborare strategie di cura più efficaci.

Inquinamento e Covid: la relazione

I ricercatori hanno condotto una profonda analisi dei dati già disponibili sulla pandemia da coronavirus, confrontandoli con quelli già in possesso per la diffusione di infezioni analoghe. A questo scopo, sono stati rivisti gli studi condotti sulla SARS nel 2003, nonché le ricerche avviate in Italia in primavera. Lo Stivale non è stato scelto a caso: rappresenta il Paese che, durante la prima ondata di Covid, ha registrato il maggior numero di decessi.

I dati sono quindi stati combinati con rilevazioni via satellite sullo smog, nonché sui dati cittadini in merito ai livelli di particolato PM 2.5. A questo punto, è stata calcolata la frazione di morti da coronavirus collegati all’inquinamento, arrivando alla media mondiale del 15%.

Le percentuali nel mondo

Naturalmente, i tassi variano a seconda della zona del mondo di riferimento e ai livelli tipici di smog. In Europa la proporzione è del 19%, negli Stati Uniti del 17% e in Asia di ben il 27%. Passando alle singole nazioni, la stima è di un numero di decessi pari al 29% in Repubblica Ceca, del 27% in Cina, del 26% in Germania, del 22% in Svizzera, del 21% in Belgio, del 19% nei Paesi Bassi, del 18% in Francia, del 16% in Svezia, del 15% in Italia, del 14% nel Regno Unito, del 12% in Brasile, dell’11% in Portogallo, dell’8% in Irlanda, del 6% in Israele, del 3% in Australia e dell’1% in Nuova Zelanda.

I ricercatori sottolineano come l’inquinamento potrebbe avere effetti diretti sulle infezioni da coronavirus, ad esempio facilitando l’aggressione del tessuto dei polmoni, ma anche indiretti. Ad esempio, potrebbe peggiorare delle malattie pregresse note per risultare problematiche in caso di contagio da coronavirus, come nel caso dei disturbi cardiovascolari o del diabete. In particolare, il particolato andrebbe a incrementare l’azione del recettore ACE-2, già implicato nel processo di aggressione del coronavirus alle cellule.

Fonte: European Society of Cardiology

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