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Inquinamento atmosferico: potrebbe aumentare il rischio di autismo

Inquinamento atmosferico: potrebbe aumentare il rischio di autismo

Uno studio dell’Università di Rochester, New York, ha trovato un legame fra inquinamento e cambiamenti nel cervello collegabili a patologie come autismo e schizofrenia.

L’inquinamento potrebbe aumentare le possibilità di sviluppare patologie come schizofrenia o autismo: a dirlo sono i dati di uno studio pubblicato su Environmental Heath Perspectives.

Prendendo spunto da un precedente lavoro pubblicato nel 2013 sulla rivista JAMA Psychiatry, ricercatori dell’Università di Rochester, New York, hanno voluto analizzare nello specifico la possibile correlazione fra inquinamento e patologie come la schizofrenia o l’autismo.

Il team ha analizzato gli effetti dell’inquinamento su diversi gruppi di topi, in un momento cruciale per il pieno sviluppo del cervello e delle sue funzioni, esponendoli a quantità di smog pari a quello emesso dal traffico dell’ora di punta in una città di medie dimensioni.

Già dopo quattro ore di esposizione, durante due diversi periodi di quattro giorni ciascuno, i topi esposti all’inquinamento avevano sperimentato marcati cambiamenti nel comportamento rispetto ai topi che hanno vissuto in un ambiente con aria filtrata.

Deborah Cory-Slechta, professore di medicina ambientale presso l’Università di Rochester, ha spiegato:

Da un punto di vista tossicologico, la maggior parte della ricerca sugli effetti dell’inquinamento atmosferico si concentra sul sistema cardiopolmonare. Ma sta diventando sempre più chiaro che questi fenomeni hanno effetto anche e soprattutto sul cervello: questo effetto può essere collegato a disturbi dello sviluppo neurologico, come l’autismo, a cui non avevamo mai pensato prima”.

I topi sottoposti ai livelli di inquinamento citati, presentavano cambiamenti nell’apprendimento, nell’attività fisica e deficit di memoria. Grazie allo studio successivo dei cervelli delle cavie, i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli effetti dell’inquinamento sul cervello sono duraturi: gli effetti sul cervello sono stati riscontrati anche dieci mesi dopo l’esperimento.

In particolare, le analisi del cervello hanno evidenziato la presenza di dilatazione ventricolare, segno di una condizione del cervello chiamata ventricolomegalia, che è accompagnata da vari gradi di compromissione dello sviluppo neurologico: questa condizione è inoltre associata a danni del corpo calloso del cervello.

Cory-Slechta, ha sottolineato:

Il corpo calloso è importante per l’elaborazione dei comportamenti cognitivi, dei comportamenti sociali e dei comportamenti emotivi. E l’autismo, che la schizofrenia, sono condizioni in cui questo tipo di connettività viene persa.

Lo studio, che si è concentrato sulle polveri sottili, ha messo inn evidenza la tendenza degli uomini ad essere sottoposti in maniera maggiore a tali conseguenze derivanti dall’assorbimento dello smog.

Cory-Slechta, ha concluso:

Queste patologie sono complesse: dell’autismo, in particolare, conosciamo poco. Sappiamo che ci sono basi genetiche, ma che non sono gli unici fattori determinanti: domandarsi se i fattori ambientali siano o meno una delle concause potrebbe portare a risultati interessanti in campo medico.

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