Inquinamento atmosferico: Conte e sei ministri firmano Piano anti-smog

Inquinamento atmosferico: Conte e sei ministri firmano Piano anti-smog

Fonte immagine: Ministero dell'Ambiente

Sottoscritto oggi a Torino il Piano d'azione per il miglioramento della qualità dell'aria, presente anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

È stato sottoscritto oggi il Protocollo di intesa contro lo smog. Presenti a Torino in occasione del “Clean Air Dialogue”, un incontro internazionale per la condivisione e la promozione di misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, a favore del clima e per energie e trasporti più sostenibili, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la sindaca di Torino Chiara Appendino, il commissario UE all’Ambiente Karmenu Vella, esponenti di Regioni e Province Autonome oltre a diversi ministri dell’attuale Esecutivo italiano tra cui Sergio Costa. Al centro del dibattito anche temi inerenti l’agricoltura e la sanità pubblica.

Contro lo smog il Presidente del Consiglio Conte, i vari ministeri coinvolti (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Ministero dell’Economia e delle Finanze; Ministero dello Sviluppo Economico; Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo; Ministero della Salute) e gli altri esponenti firmatari hanno sottoscritto il “Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria“. Attraverso il documento, come spiegato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ogni ministero assumerà impegni concreti:

Abbiamo riunito qui a Torino gli Stati generali dell’aria, una due giorni senza precedenti: in modo strutturato rispetto al passato, in modo risolutivo e inclusivo, per affrontare quella che è una vera e propria emergenza. Ogni giorno muoiono prematuramente 219 persone a causa dello smog, come dice l’OMS: 80 mila circa morti all’anno. Numeri che dobbiamo azzerare.

Oggi abbiamo firmato un Protocollo che è un Piano d’azione operativo. Agiremo come ministri e in accordo con le Regioni con impegni concreti, perché è importante lavorare insieme. Ci siamo assunti una responsabilità politica pubblica, amministrativa e gestionale. Vogliamo fare da battistrada anche per gli altri Paesi europei in procedura d’infrazione.

Un documento che vuole in qualche modo rispondere anche alle due procedure di infrazione che la Commissione europea ha avviato nei confronti dell’Italia a seguito della “non corretta applicazione della direttiva 2008/50/CE, per i superamenti continui e di lungo periodo dei valori limite del materiale particolato PM10 e del biossido di azoto (NO2)”.

Nel Piano d’azione per l’aria sono inserite misure che puntano su tre settori precisi, sui quali pende maggiormente l’accusa di contribuire all’inquinamento atmosferico: agricoltura, trasporti e riscaldamento domestico a biomassa. Viene istituita inoltre una Unità di coordinamento del Piano d’azione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Come spiegato dal Ministero dell’Ambiente:

L’Unità di coordinamento individua entro 6 mesi dal proprio insediamento, ulteriori misure eventualmente adottabili a livello nazionale e a livello locale in materia di contrasto all’inquinamento atmosferico e per il miglioramento della qualità dell’aria, formulando al riguardo puntuali proposte di razionalizzazione e di semplificazione.

Il Piano avrà una durata di due anni e si comporrà di interventi divisi in cinque ambiti principali, quattro tematici e uno trasversale, che andranno a integrarsi in una strategia complessiva. Viene istituito a proposito un “Fondo per il finanziamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico“, che metterà a disposizione fino a 400 milioni di euro all’anno.

Interventi: cosa riguarderanno

Per quanto riguarda l’agricoltura gli interventi saranno rivolti all’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e verso limitazioni all’abbruciamento dei residui vegetali. Mobilità oggetto di un complesso di operazioni più articolato, che dovranno disciplinare, sulla base di criteri ambientali, la circolazione in ambito extraurbano, limitatamente ai “tratti autostradali adiacenti ai centri urbani, con particolare riferimento alla riduzione dei limiti di velocità”. Sono previste inoltre:

  • Misure per il controllo delle aree a traffico limitato;
  • Linee guida per la classificazione dei veicoli elettrici ibridi per orientare gli incentivi verso le tecnologie elettriche ibride a minor impatto ambientale;
  • Possibili autorizzazioni, rivolte alle città, in relazione alla sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard e monopattini;
  • Disincentivazione riguardo l’utilizzo di veicoli ad alte emissioni inquinanti;
  • Promossa la mobilità attiva, soprattutto nei percorsi casa scuola e casa-lavoro.

Si concentreranno verso la riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dalle stufe a biomassa e dagli impianti termici alimentati a biomassa, ma anche in relazione alle limitazioni all’utilizzo degli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio le iniziative relativa al riscaldamento civile. Previste anche iniziative volte alla qualificazione degli installatori di impianti alimentati a fonti rinnovabili.

Viene ribadita infine la necessità di uscire dal carbone, come già previsto per l’Italia entro il 2025. A questo proposito si richiede l’accelerazione verso la chiusura o la trasformazione delle centrali termoelettriche che “ricadono nelle aree oggetto delle procedure di infrazione”. A commento dell’approvazione del Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria è intervenuto anche Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, che ha dichirato:

Oggi il Presidente del Consiglio Conte ha ribadito che l’aria è un bene di tutti e che c’è la volontà e l’impegno dell’Italia di allinearsi alle direttive Ue. Parole alle quali devono seguire fatti concreti di lungo termine, per questo chiediamo all’Esecutivo di avere il coraggio di imprimere su questo fronte un cambiamento davvero concreto attraverso politiche antismog più efficaci e coraggiose che si integrino con quelle regionali e metropolitane, perché le misure adottate fino ad oggi non sono state a nostro avviso sufficienti. In questi anni l’emergenza inquinamento atmosferico è stata affrontata in maniera disomogenea ed estemporanea.

A quasi nulla sono serviti i piani anti smog in nord Italia scattati il primo ottobre 2018 con il blocco, parziale, della circolazione per i mezzi più inquinanti. Gli interventi di cui abbiamo bisogno devono avere al centro un diverso modo di vivere e pensare le città e devono essere in grado di portare un complessivo cambiamento degli stili di vita e della mobilità dei cittadini, incentivando la pedonalità, dando più spazio alla ciclabilità e alla micromobilità, potenziando il trasporto pubblico con nuove risorse, puntando su innovazione ed efficienza energetica, senza dimenticare che in questa partita sono coinvolti anche settori come quello agricolo e industriale.

Misure e interventi chiesti più volte anche dall’Europa, che è stato spesso un vero salvagente per tanti Paesi e soprattutto per l’Italia, che si è più volta pronunciata in merito chiedendo alla nostra Penisola, sulla quale gravano diverse procedure di infrazione, un impegno serio e concreto su questo fronte per tutelare non solo l’ambiente ma anche la salute dei cittadini. Ora è giunto il momento di dimostrarlo spostando una parte dei 19 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili per una concreta lotta allo smog e alla crisi climatica.

Fonte: Ministero dell'Ambiente

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Cosa provoca lo smog?