Inquinamento acustico, danni per il 44% degli europei

Inquinamento acustico, danni per il 44% degli europei

Inquinamento acustico responsabile di danni alla salute per il 44% dei cittadini europei. Le misure allo studio dell'UE ritenute ancora insufficienti.

L’inquinamento acustico come danno potenziale alla salute di quasi la metà degli europei. Secondo uno studio, promosso dal ministero dell’Ambiente olandese, i forti rumori provocherebbero una serie di patologie e complicanze cardiovascolari e ai timpani, nonché un forte innalzamento dei livelli di stress e nervosismo.

I progressi sul tema dell’inquinamento acustico in Europa non risulterebbero soddisfacenti secondo la ricerca, condotta per gli olandesi dalla società di ricerca indipendente TNO. Principale responsabile sarebbe il rumore stradale, che affligge il 44% dei cittadini europei (circa 220 milioni di persone) con “volumi” oltre i 55 decibel.

Il risultato di questa sovraesposizione acustica è l’aumento della pressione sanguigna fino anche all’ipertensione, dell’incidenza di malattie cardiovascolari, stress, insonnia e malattie mentali. Sempre secondo la TNO, operando una riduzione dell’impatto sonoro del 39% si otterrebbe un risparmio per il sistema sanitario europeo di 326 miliardi di euro in 20 anni.

Secondo dati provenienti da un altro istituto indipendente di ricerca, la CE Delft, il rumore eccessivo del traffico è costato la vita a 50.000 persone mentre altre 200.000 sono state afflitte da patologie cardiovascolari collegate all’inquinamento acustico stradale.

Le iniziative intraprese da Bruxelles sembrano andare nelle direzione giusta, risultando tuttavia insufficienti a risolvere nel breve periodo il problema. L’UE ha stabilito una progressiva riduzione del numero di decibel massimo per auto e furgoni (max. 4 dB) o mezzi pesanti (max. 3 dB) da attuare tra il 2014 e il 2017.

Misure ritenute non soddisfacenti però poiché scatteranno unicamente per i veicoli nuovi e non per quelli già in circolazione. Un miglioramento apprezzabile nelle condizioni di vita si registrerebbe quindi solo dal 2030, un orizzonte che può e deve essere reso raggiungibile in tempi più rapidi.

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