Inquinamento acustico aumenta il rischio di infarto e ictus

Inquinamento acustico aumenta il rischio di infarto e ictus

Fonte immagine: Alexander Popov / Unsplash

L'inquinamento acustico potrebbe aumentare il rischio di incorrere in infarto e in ictus: la scoperta di un recente studio.

Quello dell’inquinamento acustico non è un problema da sottovalutare. Numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come l’inquinamento acustico possa coinvolgere alcune aree cerebrali specifiche che sono deputate alla risposta allo stress.

Ma non si tratta soltanto di una questione di salute psichica, visto che l’inquinamento acustico potrebbe aumentare la possibilità di soffrire di veri e propri disturbi di carattere fisico. Gli esperti del Massachusetts General Hospital hanno provato come l’esposizione al rumore ambientale possa aumentare il rischio di incorrere in un infarto o in un ictus.

L’inquinamento acustico infatti, favorendo la risposta dell’organismo allo stress, può provocare l’infiammazione dei vasi sanguigni, aumentando quindi le probabilità di incorrere in problemi cardiovascolari.

Osservando con le ultime tecniche di scansione cerebrale le immagini del cervello di quasi 500 persone partecipanti allo studio, gli scienziati hanno avuto modo di valutare l’attività dell’amigdala. È proprio questa la regione cerebrale che regola lo stress e le risposte emotive.

Poi nel tempo hanno esaminato gli eventuali problemi cardiovascolari che i soggetti hanno avuto. Si sono accorti che coloro che abitavano vicino ad una strada trafficata o ad un aeroporto soffrivano di livelli di maggiore infiammazione delle arterie e di un’attività più elevata dell’amigdala.

Quindi i soggetti più esposti all’inquinamento acustico avevano un rischio più alto di tre volte di incorrere in un infarto o in un ictus. Questo rischio è rimasto elevato anche dopo che i ricercatori hanno tenuto conto di altri fattori di rischio, come l’ipercolesterolemia, il diabete e l’abitudine di fumare. Il dottor Azar Radfar, principale autore dello studio, ha dichiarato:

I pazienti e i loro medici dovrebbero considerare l’esposizione al rumore cronico quando valutano il rischio cardiovascolare e dovrebbero adottare delle misure per minimizzare o alleviare questa esposizione all’inquinamento acustico.

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